Massime Commissione Società

179. Acquisto di quote proprie da parte di s.r.l. PMI (art. 26, comma 6, d.l. 179/2012; art. 2474 c.c.)[27 novembre 2018]

Massime Commissione Società

179. Acquisto di quote proprie da parte di s.r.l. PMI (art. 26, comma 6, d.l. 179/2012; art. 2474 c.c.)[27 novembre 2018]

MASSIMA

     Nelle s.r.l. PMI è legittimo l’acquisto di quote proprie a condizione che (i) sia compiuto in attuazione di piani di incentivazione a beneficio di dipendenti, collaboratori o componenti dell’organo amministrativo o prestatori d’opera e servizi, e che (ii) avvenga nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili quali risultanti dall’ultimo bilancio approvato.
    L’acquisto e la disposizione delle quote proprie devono essere autorizzati dai soci, ferma tuttavia la facoltà che tale autorizzazione sia contenuta in apposita clausola dello statuto.
     Finché le quote restano in proprietà della società, il diritto agli utili e il diritto di opzione sono attribuiti proporzionalmente alle altre quote. Il diritto di voto è sospeso, ma le quote proprie sono tuttavia computate ai fini del calcolo delle maggioranze e delle quote richieste per la costituzione e per le deliberazioni dell’assemblea.

 

MOTIVAZIONE

     L’art. 26, c. 6, d.l. 179/2012 subordina la legittimità di operazioni di acquisto di quote proprie al fatto che esse siano compiute in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell’organo amministrativo o prestatori d’opera o servizi. La massima si propone di verificare se tali operazioni debbano ritenersi subordinate anche ad ulteriori condizioni, ed in particolare alle condizioni cui è subordinato l’acquisto (e poi la disposizione) delle azioni proprie.
     All’interrogativo viene data risposta positiva anzitutto per quanto concerne la necessaria capienza dell’acquisto negli utili distribuibili e nelle riserve disponibili. Si tratta, infatti, di un limite che deriva in via diretta dalla disciplina del capitale e più in generale del bilancio, dal momento che l’operazione, in assenza dei limiti predetti, rischierebbe di violare il vincolo di indisponibilità del capitale sociale e della riserva legale. Giova ricordare, sul punto, che l’acquisto di quote proprie, al pari dell’acquisto di azioni proprie, deve essere rilevato contabilmente mediante l’iscrizione di una riserva negativa (art. 2424 c.c., applicabile anche ai bilanci delle società a responsabilità limitata in forza di quanto previsto dall’art. 2478-bis c.c.).
     In linea di principio, merita eguale estensione anche la disciplina prevista per le società per azioni inerente la necessaria autorizzazione dei soci e la sterilizzazione dei diritti agli utili, di opzione e di voto. Sussistono infatti i presupposti per il ricorso all’applicazione analogica delle norme, dal momento che l’acquisto di quote proprie presenta le medesime caratteristiche, e i medesimi pericoli, tipici della (del tutto analoga) operazione di acquisto di azioni proprie.
     Con specifico riferimento all’autorizzazione all’acquisto e disposizione di quote proprie si deve ritenere peraltro inapplicabile il limite temporale di cui all’art. 2357, comma 2, c.c., così come si deve ritenere legittima la clausola statutaria che preveda come regola organizzativa permanente l’autorizzazione dei soci, rendendo in tal modo superflui singoli interventi autorizzativi ad hoc. La ragione della scelta deriva, da un lato, dalla elasticità statutaria che costituisce ormai tratto tipologico essenziale delle s.r.l. in genere e delle PMI in particolare, e, dall’altro lato, dal fatto che la finalità dell’acquisto è in fondo già predeterminata dalla disciplina di legge. 

NOTA BIBLIOGRAFICA

     La dottrina pronunciatasi sull’argomento si trova prevalentemente concorde nell’ammettere un’applicazione analogica delle disposizioni che limitano e regolano l’acquisto di azioni proprie nella s.p.a. disciplinate agli articoli 2357 e seguenti del c.c.
     Si vedano: M. MALTONI – P. SPADA, L’impresa start up innovativa costituita in società a responsabilità limitata, in Riv. not., 2013, p. 597 ss. (dove si afferma che: “l’integrazione analogica prospettata sembra inevitabile con riguardo (a) sia al dimensionamento dell’operazione, che non può eccedere gli utili distribuibili e le riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato (arg. ex art. 2358, comma 6, c.c.), che (b) alla costituzione di una riserva indisponibile di pari importo (arg. ex art. 2358, comma 6, c.c.): se questi limiti si applicano alle “altre operazioni” sulle proprie azioni, benché di incentivo al personale (art. 2358, comma 8, c.c.), a minori ad maius devono trovare applicazione anche là dove l’incentivo “passa” per un acquisto delle partecipazioni”); F. OCCHILUPO, Srl ordinaria, srl semplificata e start-up innovative costituite sotto forma di srl: quali vantaggi da una destrutturazione del diritto societario?, in Banca, impresa, società, 2013, p. 419; P. BENAZZO, La s.r.l. start up innovativa, in Nuove leggi civ. comm., 2014, p. 120 (il quale precisa che “quelle norme che a parità di opzioni statutarie, la legge espressamente impone nella s.p.a. a protezione di interessi di terzi (id est creditori sociali e pubblico risparmio)”, come ad esempio gli articoli 2357 e 2358 c.c., “sarebbero applicabili anche alla s.r.l. start up in via meramente estensiva e non già analogica”. Vedasi peraltro P. BENAZZO, Categorie di quote, diritti di voto e governance della “nuovissima” s.r.l.: quale ruolo e quale spazio per la disciplina azionaria nella s.r.l.-PMI aperta?, in corso di pubblicazione in Riv. soc., 2018, consultata grazie alla cortesia dell’A.; in cui l’autore afferma che non vedrebbe difficoltà ad estendere “in relazione all’acquisto di azioni proprie di cui all’art. 26, comma 6, c.c., del Decreto, la necessità che una simile operazione debba avvenire nel rispetto dei termini e delle condizioni previste nell’ipotesi di acquisto di azioni proprie ai sensi degli artt. 2357 e seguenti del codice civile”); V. Rubertelli, Start up innovative e deroghe al diritto societario, 9 dicembre 2014, in www.federnotizie.it, p. 1; M. MALTONI, La Srl start-up innovativa, in Le nuove Srl. Aspetti sistematici e soluzioni operative, Quaderni della Fondazione del Notariato, 1/2014, 107, p. 192; M. Cossu, Le start up innovative in forma di società a responsabilità limitata. Profili privatistici in Società, Banche e Crisi d’impresa, Liber amicorum Pietro Abbadessa, diretto da M. Campobasso, V. Cariello, V. Di Cataldo, F. Guerrera e A. Sciarrone Alibrandi, Milanofiori Assago, Wolters Kluwer-Utet, 2014, p. 1719; S. GUIZZARDI, L’impresa start up innovativa costituita in forma di S.r.l., in Giur. Comm., 2016, I, p. 549; S. GUIZZARDI, La S.r.l. innovativa in appendice di aggiornamento 2016-2017 de La nuova società a responsabilità limitata, a cura di M. Bione, R. Guidotti ed E. Pederzini, in Trattato di diritto commerciale e di diritto pubblico dell’economia, Milanofiori Assago, Wolters Kluwer Italia, 2017, p. 58 (“la disciplina in materia di proprie quote omette di richiamare tutte quelle misure che nella s.p.a. di diritto comune, e dunque anche nella start up per azioni, sono volte a prevenire una distribuzione mascherata di capitale sociale o indebite deviazioni del patrimonio sociale (…)(artt. 2357 e 2358 c.c.): tuttavia, in ragione della identità di funzione svolte da tali strumenti, sembra fondata l’opinione che ritiene praticabile un’applicazione analogica di tali disposizioni anche alle s.r.l. innovative”); M. MALTONI – A. RUOTOLO – D. BOGGIALI, La nuova disciplina delle (PMI) società a responsabilità limitata, Studio n. 101/2018 del Consiglio Nazionale del Notariato, 19 marzo 2018, in www.notariato.it.; M. MALTONI, Le operazioni sulle proprie partecipazioni nelle s.r.l PMI, relazione presentata al Convegno “Le nuove società a responsabilità limitata – PMI”, Siracusa 16-17 marzo 2018, in corso di pubblicazione in Riv. dir. soc, p. 7, consultata grazie alla cortesia dell’A.; COMITATO INTERREGIONALE DEI CONSIGLI NOTARILI DELLE TRE VENEZIE, Massima I.N. 13 – Limiti all’acquisto di proprie partecipazioni, in www.notaitriveneto.it (dove si afferma che nel caso in cui una s.r.l PMI acquisti proprie partecipazioni in attuazione di piani di incentivazione a beneficio dipendenti, collaboratori e componenti dell’organo amministrativo, prestatori di opera e servizi anche professionali, si ritengono applicabili per analogia i limiti posti a tutela dell’integrità del capitale sociale previsti per le società azionarie).
     E inoltre è da sottolineare la riflessione sul tema in M. MALTONI , Le operazioni, cit., p. 7, il quale dopo essersi interrogato sulla possibilità che la “facoltà di compiere operazioni sulle proprie quote presupponga, implicitamente, la conformazione delle partecipazioni sociali in unità standardizzate, come concesso dalle previsioni del secondo e del terzo comma dell’art. 26”, giunge alla conclusione che in realtà pur rappresentando la stessa un’opportunità non consista in una necessità prodromica all’acquisto. Evidenziano le possibili problematiche originate dalla lacuna normativa anche: M. CIAN, S.r.l. PMI, s.r.l., s.p.a.: schemi argomentativi per una ricostruzione del sistema, in Riv. soc., 2018, p. 845 ss. e O. CAGNASSO, Il socio di s.r.l. privo del diritto di voto. Qualche riflessione in tema di proprietà e controllo nell’ambito delle società P.M.I., paper presentato al IX Convegno annuale dell’associazione “Orizzonti del diritto commerciale”, Roma 22-23 febbraio 2018, p. 4; il quale peraltro sottolinea come la possibilità per la s.r.l. PMI di acquistare quote proprie possa rivelarsi uno strumento utile alle s.r.l. PMI “aperte”, “consentendo una sorta di diritto di recesso in certi casi da parte dei soci e quindi una possibilità di disinvestimento e un “embrione” di mercato secondario delle partecipazioni”. [Nota bibliografica a cura di E. DORIA]