179 Acquisto di quote proprie da parte di s.r.l. PMI (art. 26, comma 6, d.l. 179/2012; art. 2474 c.c.)

Massima

Nelle s.r.l. PMI è legittimo l'acquisto di quote proprie a condizione che (i) sia compiuto in attuazione di piani di incentivazione a beneficio di dipendenti, collaboratori o componenti dell'organo amministrativo o prestatori d'opera e servizi, e che (ii) avvenga nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili quali risultanti dall'ultimo bilancio approvato.

L'acquisto e la disposizione delle quote proprie devono essere autorizzati dai soci, ferma tuttavia la facoltà che tale autorizzazione sia contenuta in apposita clausola dello statuto.

Finché le quote restano in proprietà della società, il diritto agli utili e il diritto di opzione sono attribuiti proporzionalmente alle altre quote. Il diritto di voto è sospeso, ma le quote proprie sono tuttavia computate ai fini del calcolo delle maggioranze e delle quote richieste per la costituzione e per le deliberazioni dell'assemblea.

 

Motivazione

 

L'art. 26, c. 6, d.l. 179/2012 subordina la legittimità di operazioni di acquisto di quote proprie al fatto che esse siano compiute in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l'assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell'organo amministrativo o prestatori d'opera o servizi. La massima si propone di verificare se tali operazioni debbano ritenersi subordinate anche ad ulteriori condizioni, ed in particolare alle condizioni cui è subordinato l'acquisto (e poi la disposizione) delle azioni proprie.

All'interrogativo viene data risposta positiva anzitutto per quanto concerne la necessaria capienza dell'acquisto negli utili distribuibili e nelle riserve disponibili. Si tratta, infatti, di un limite che deriva in via diretta dalla disciplina del capitale e più in generale del bilancio, dal momento che l'operazione, in assenza dei limiti predetti, rischierebbe di violare il vincolo di indisponibilità del capitale sociale e della riserva legale. Giova ricordare, sul punto, che l'acquisto di quote proprie, al pari dell'acquisto di azioni proprie, deve essere rilevato contabilmente mediante l'iscrizione di una riserva negativa (art. 2424 c.c., applicabile anche ai bilanci delle società a responsabilità limitata in forza di quanto previsto dall'art. 2478-bis c.c.).

In linea di principio, merita eguale estensione anche la disciplina prevista per le società per azioni inerente la necessaria autorizzazione dei soci e la sterilizzazione dei diritti agli utili, di opzione e di voto. Sussistono infatti i presupposti per il ricorso all'applicazione analogica delle norme, dal momento che l'acquisto di quote proprie presenta le medesime caratteristiche, e i medesimi pericoli, tipici della (del tutto analoga) operazione di acquisto di azioni proprie.

Con specifico riferimento all'autorizzazione all'acquisto e disposizione di quote proprie si deve ritenere peraltro inapplicabile il limite temporale di cui all'art. 2357, comma 2, c.c., così come si deve ritenere legittima la clausola statutaria che preveda come regola organizzativa permanente l'autorizzazione dei soci, rendendo in tal modo superflui singoli interventi autorizzativi ad hoc. La ragione della scelta deriva, da un lato, dalla elasticità statutaria che costituisce ormai tratto tipologico essenziale delle s.r.l. in genere e delle PMI in particolare, e, dall'altro lato, dal fatto che la finalità dell'acquisto è in fondo già predeterminata dalla disciplina di legge.