178 Emissione e sottoscrizione di quote proprie da parte di s.r.l. PMI (art. 26, comma 6, d.l. 179/2012; art. 2474 c.c.)

 

MASSIMA
Nelle s.r.l. PMI deve ritenersi legittima la deliberazione di aumento di capitale a titolo gratuito che preveda l'assegnazione di quote, anche di speciale categoria, a favore della società medesima, a condizione che (i) l'assegnazione sia effettuata in attuazione di piani di incentivazione a beneficio di dipendenti, collaboratori o componenti dell'organo amministrativo o prestatori d'opera e servizi, e che (ii) la delibera sia assunta, salva diversa disposizione dello statuto, con il voto unanime di tutti i soci.
Nelle s.r.l. PMI deve inoltre ritenersi legittima la delibera - assunta con le maggioranze di legge o di statuto - di aumento di capitale a pagamento in opzione che consenta, in sede di collocamento dell'inoptato, la sottoscrizione di quote proprie a condizione che (i) la sottoscrizione sia effettuata in attuazione di piani di incentivazione a beneficio di dipendenti, collaboratori o componenti dell'organo amministrativo o prestatori d'opera o servizi, e che (ii) la sottoscrizione avvenga mediante imputazione a capitale di riserve disponibili.

MASSIMA

 

Nelle s.r.l. PMI deve ritenersi legittima la deliberazione di aumento di capitale a titolo gratuito che preveda l'assegnazione di quote, anche di speciale categoria, a favore della società medesima, a condizione che (i) l'assegnazione sia effettuata in attuazione di piani di incentivazione a beneficio di dipendenti, collaboratori o componenti dell'organo amministrativo o prestatori d'opera e servizi, e che (ii) la delibera sia assunta, salva diversa disposizione dello statuto, con il voto unanime di tutti i soci.

Nelle s.r.l. PMI deve inoltre ritenersi legittima la delibera - assunta con le maggioranze di legge o di statuto - di aumento di capitale a pagamento in opzione che consenta, in sede di collocamento dell'inoptato, la sottoscrizione di quote proprie a condizione che (i) la sottoscrizione sia effettuata in attuazione di piani di incentivazione a beneficio di dipendenti, collaboratori o componenti dell'organo amministrativo o prestatori d'opera o servizi, e che (ii) la sottoscrizione avvenga mediante imputazione a capitale di riserve disponibili.

Motivazione

L'art. 26, comma 6, d.l. 179/2012 introduce una deroga al divieto di operazioni sulle proprie quote stabilito dall'art. 2474 c.c., precisando che la legittimità di tali operazioni è subordinata al fatto che esse siano compiute in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l'assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell'organo amministrativo o prestatori d'opera o servizi. La disciplina, pertanto, rimuove per le PMI ogni impedimento normativo a che la società a responsabilità limitata divenga socia di se stessa, a condizione che ciò sia funzionale a piani di incentivazione a favore dei soggetti specificamente indicati. La massima, muovendo da tale constatazione, è volta a verificare se la società possa divenire socia di se stessa anche con riferimento a nuove quote da emettersi nel contesto di operazioni di aumento di capitale.

All'interrogativo la massima risponde positivamente, sulla base di un duplice ordine di considerazioni. Da un lato, la citata nuova disposizione normativa prevede una deroga di ampia portata, tale da poter includere sia l'ipotesi dell'acquisto di quote già esistenti, sia appunto l'ipotesi della sottoscrizione di quote di nuova emissione. Dall'altro lato, si deve segnalare come il divieto di sottoscrizione di azioni proprie stabilito dall'art. 2357-quater c.c. non può ritenersi applicabile, una volta operante la citata deroga all'art. 2474 c.c., alle società a responsabilità limitata, dal momento che manca un richiamo espresso sul punto e dal momento che la norma non può considerarsi portatrice di un principio di ordine pubblico o comunque di portata generale.

Tali considerazioni consentono dunque, innanzi tutto, di ritenere legittima la delibera di aumento di capitale gratuito che preveda l'assegnazione di quote a favore della società, sempre che detta assegnazione persegua le finalità indicate nella norma più volte citata. La massima individua peraltro un ulteriore limite a tali deliberazioni, che è il voto favorevole di tutti i soci aventi diritto. È questa una condizione che deriva dal fatto che l'art. 2481-ter c.c. prevede la necessaria proporzionalità degli aumenti di capitale gratuiti, principio di particolare importanza anche considerando che la disciplina, in caso di delibera che fosse assunta a maggioranza, non prevedrebbe nemmeno il correttivo rappresentato dal diritto di recesso, come accade invece per gli aumenti di capitale a pagamento con esclusione dell'opzione. Il principio di proporzionalità dell'aumento di capitale gratuito, ancora, non trova nelle società a responsabilità limitata, nemmeno PMI, una deroga assimilabile a quella prevista dall'art. 2349 c.c., norma che non può ritenersi applicabile analogicamente a tipi sociali diversi dalla società per azioni. Al contempo, il principio di proporzionalità è senz'altro posto a tutela esclusiva dei soci, i quali dunque, con delibera da assumersi a sua volta con l'unanimità degli aventi diritto, potranno introdurre nello statuto una apposita deroga.

A conclusioni parzialmente diverse occorre invece giungere per il caso di delibera di aumento di capitale a pagamento in opzione, la quale preveda la possibilità che, in sede di collocamento dell'inoptato, le quote di nuova emissione siano sottoscritte dalla società, sempre per le finalità indicate nella norma. Se infatti in tale ipotesi la sottoscrizione dà luogo ad una rilevazione contabile sostanzialmente analoga a quella propria dell'aumento di capitale gratuito (circostanza che pure la massima chiarisce), rimane però il fatto che la sottoscrizione continua ad essere il momento esecutivo di una delibera di aumento di capitale a pagamento; il che non attiva il principio di proporzionalità stabilito dall'art. 2481-ter c.c. Sotto un profilo più sostanziale, occorre poi ricordare come nel caso di aumento a pagamento i soci sono titolari del diritto di opzione: ove esso non sia esercitato, i soci perdono ogni diritto sulla destinazione delle quote, essendo l'organo amministrativo libero di procedere al collocamento presso terzi. La possibile destinazione dell'inoptato alla società medesima (beninteso, alle condizioni declinate nella legge e nella massima) non lede dunque alcun diritto di coloro che non avessero concorso all'assunzione della relativa delibera.