176 Categorie di quote con limitazione dei diritti di controllo nelle s.r.l. PMI (art. 26, comma 2, d.l. 179/2012; art. 2476, comma 2, c.c.)

 

MASSIMA
E' legittima la clausola statutaria della s.r.l. PMI che preveda limitazione o esclusione, per una o più categorie di quote, delle facoltà di informazione e consultazione previste dall'articolo 2476, comma 2, c.c. per il periodo in cui sia in essere, per obbligo legale o per decisione dei soci, la funzione di controllo sulla gestione.
Non può essere tuttavia escluso il diritto alla consultazione del libro soci, ove esistente, e del libro delle decisioni dei soci.

MASSIMA

 

E' legittima la clausola statutaria della s.r.l. PMI che preveda limitazione o esclusione, per una o più categorie di quote, delle facoltà di informazione e consultazione previste dall'articolo 2476, comma 2, c.c. per il periodo in cui sia in essere, per obbligo legale o per decisione dei soci, la funzione di controllo sulla gestione.

Non può essere tuttavia escluso il diritto alla consultazione del libro soci, ove esistente, e del libro delle decisioni dei soci.

Motivazione

La riforma del 2003 ha previsto il diritto dei soci delle s.r.l. di informazione e consultazione, aventi rispettivamente ad oggetto lo svolgimento degli affari sociali, da un lato, i libri sociali e i documenti relativi all'amministrazione, dall'altro. Mentre il diritto di informazione era facoltà preesistente la riforma del 2003, alla condizione che non fosse stato nominato il collegio sindacale, il diritto individuale di consultazione è stato invece introdotto dalla riforma, che consente a qualsiasi socio non partecipante all'amministrazione l'esercizio, anche individuale, della relativa facoltà.

La diversa formulazione dell'art. 2476, comma 2, c.c., rispetto alla norma previgente ad essa corrispondente (contenuta nel vecchio art. 2489, comma 1, c.c.), ha dato luogo a un ampio dibattito sulla derogabilità in peius dei diritti di informazione e controllo da parte di apposite clausole statutarie, fin dall'emanazione della riforma, prima e a prescindere dalla novella in tema di s.r.l. start up e PMI. Una parte significativa della dottrina ha sostenuta tale derogabilità, per lo più subordinandola alla presenza del collegio sindacale (si veda in proposito la nota bibliografica).

Le motivazioni addotte a favore della parziale derogabilità dei diritti di informazione e di controllo comprendono la considerazione, certamente non priva di peso, secondo cui le facoltà in parola non sono da intendersi a tutela di interessi diversi da quelli dei soci, e - come tali - possono essere limitate o escluse in sede costitutiva, o, in seguito, con il consenso dell'assemblea dei soci. La posizione - argomentata fra l'altro dalla ammissibilità, nel nostro ordinamento, della srl unipersonale, addirittura amministrabile in via esclusiva dall'unico socio - è coerente con la più generalmente condivisa affermazione della autonomia statutaria riferibile alle s.r.l.; autonomia statutaria che, in assenza di rilevanti interessi di terzi, può dunque liberamente articolare le regole di organizzazione societaria.

La disciplina delle start up innovative e delle s.r.l. PMI, consentendo ora la creazione di quote dotate di diritti diversi liberamente determinabili, concorre a restituire attualità, con nuovi argomenti, alla tematica della deroga al disposto dell'articolo 2476 secondo comma c.c. Nuovi argomenti che non si esauriscono nella possibilità che - limitando la deroga solo ad alcuni soci (rectius, ad alcune categorie di quote) - non venga comunque meno la complessiva prerogativa del corpo sociale a controllare l'operato degli amministratori, ma che invece si estendono alla valutazione degli interessi meritevoli di tutela di una parte del corpo sociale, da un lato, e della società, dall'altro.

Dal primo punto di vista, appare piuttosto chiaro che - nell'ammettere la creazione di quote prive del diritto di voto, o a voto limitato o subordinato - il legislatore abbia inteso apprestare le linee fondamentali del regolamento applicabile ad una certa tipologia di soci della s.r.l. PMI, ossia di quei soci che non hanno interesse, né, probabilmente competenza, all'esercizio di diritti amministrativi, o - quantomeno - a parte di essi. Tipologia di soci la cui presenza può maturare in contesti di varia natura (non è raro che "soci imprenditori" rintraccino direttamente ed autonomamente "soci investitori", anche fra gli amici ed i conoscenti), e che appare addirittura naturale allorché il collocamento delle quote abbia luogo mediante offerta al pubblico, anche attraverso i portali per la raccolta di capitali previsti dalla legislazione speciale applicabile. Legislazione speciale il cui contenuto principale, con riferimento alla posizione di questi soci investitori "non specializzati", appare sostanziarsi (articolo 100 ter comma secondo del d.lgs. 24 febbraio 1998 n. 58, e Regolamento Consob 18592 del 26 giugno 2013) anche nel diritto di giovarsi della presenza, fra i sottoscrittori, di investitori professionali o soggetti comunque qualificati, per una aliquota del capitale non risibile, e nel diritto di vendere a loro volta le proprie quote, allorché i soci di controllo si determinino alla cessione.

Queste forme di tutela appaiono adeguate nei confronti di una tipologia di soci che tende a modellare i propri comportamenti sulla base delle opzioni esercitate da soggetti muniti di maggiore qualificazione; tipologia di soci, la prima, nei cui confronti diritti amministrativi quali quelli regolati all'articolo 2476, comma 2, c.c., appaiono privi di sostanziale utilità, e suscettibili invece di creare rischi di compromissione della corretta e spedita gestione sociale, se esercitati con tale esclusivo scopo. Da questo punto di vista, quindi, emerge l'interesse della società a non riconoscere il diritto di informazione e consultazione a soci che non hanno né interesse né competenza al loro esercizio, e che hanno proceduto all'investimento sulla base di rapporti personali diretti, ovviamente sottratti alla verifica del notaio o di offerte al pubblico modellate secondo lo schema delineato dalla legislazione speciale sopra indicata.

Sulla base di queste considerazioni, si ritiene che il diritto di informazione e consultazione di cui alla disposizione sopra indicata possa essere per alcune delle categorie di quote emesse dalla s.r.l. PMI limitato e financo escluso, alla sola condizione che (e quindi per tutto il periodo in cui) sia in carica l'organo di controllo, e comunque esercitata la funzione di controllo sulla gestione. La clausola indicata nel primo comma della massima, quindi, potrà legittimamente essere inserita in sede di atto costitutivo, ovvero con successiva modificazione dello statuto.

Nella seconda parte della massima viene invece ribadita la regola sancita dall'articolo 2422 c.c., in materia di società per azioni, cioè della società che - per antonomasia - rappresenta il tipo adeguato alla apertura verso il mercato, ed all'investimento anche retail. Secondo le considerazioni sopra espresse, si ritiene che questi diritti non possano quindi essere sottratti al socio, di qualunque categoria, della s.r.l. PMI.