Orientamento n. 4 del 17 maggio 2011

AUTENTICAZIONE DI SCRITTURE PRIVATE A RACCOLTA REDATTE IN LINGUA STRANIERA

Una scrittura privata redatta, oltre che in lingua italiana anche in una o più lingue straniere, con testo apposto a fronte o in calce, può essere autenticata dal notaio a condizione che egli abbia verificato la conformità dei testi scritti nelle diverse lingue e fermi restando gli ordinari doveri di cui agli artt. 28 e 47 L.N..

E' opportuno, pur in assenza di previsione normativa, che nell'autentica sia fatta menzione della conformità dei testi. Anche in assenza di tale menzione, si presume che il notaio abbia effettuato tale verifica.

Le sottoscrizioni devono essere apposte in modo tale che ad esse siano riconducibili tutti i testi presenti nel documento, con l'ovvia eccezione per quelle parti estranee al negozio sottoscritto come avviene, ad esempio, nel caso in cui il documento sia redatto su carta intestata.

Se il notaio non conosce la lingua o una delle lingue straniere impiegate nel documento, la sottoscrizione o le sottoscrizioni ad esso apposte possono essere autenticate solo in presenza di  un' attestazione di conformità effettuata da un perito scelto dalle parti (in analogia a quanto  stabilito dall'art.68 Reg. Not.). In tale caso, l'autentica può recepire le formalità della asseverazione resa dal perito.

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Uno dei punti nei quali la legge ed il regolamento notarile più mostrano i segni del tempo è quello relativo alla lingua in cui devono essere scritti gli atti. La diffusione dei rapporti internazionali e la significativa presenza sul territorio nazionale di operatori economici esteri rendono sempre più spesso necessario che gli atti siano redatti non solo in lingua italiana, ma anche in una o più lingue straniere.

I limiti angusti posti dall'articolo 54 della legge notarile - che consente di rogare l'atto in lingua straniera solo quando le parti dichiarino di non conoscere la lingua italiana - allontanano la contrattazione con elementi di internazionalità dall'atto pubblico (ciò che suggerirebbe un intervento del legislatore) per spingerla verso la scrittura privata.

Nella formulazione del presente orientamento, si sono prese le mosse dalla constatazione che l'articolo 68 del regolamento notarile consente al notaio di "ricevere in deposito, in originale od in copia, atti rogati in paese estero, purché siano debitamente legalizzati, redigendo, apposito verbale, che deve essere annotato a repertorio" e stabilisce in proposito che "tali atti, ove siano redatti in lingua straniera, debbono essere accompagnati  dalla  traduzione in lingua italiana,  fatta e firmata dal notaro,  se questi conosce la lingua nella quale è stato rogato l'atto;  o, in caso diverso, da un perito scelto dalle parti".

Alla luce di tale previsione normativa, si è ritenuto che sia possibile per il notaio operare, in regime di bi o plurilinguismo, non solo per gli atti rogati all'estero ma anche per le scritture private formate sul territorio nazionale ed a prescindere dal fatto che esse siano sottoscritte da soggetti che conoscano o meno la lingua italiana.

 

Con riferimento alle modalità di apposizione delle sottoscrizioni, è necessario che queste ultime siano riconducibili a tutti i testi delle diverse lingue in cui è scritto il documento senza peraltro che, necessariamente, sia apposta una firma per ciascuno dei singoli testi.

In sintesi: si ritiene che, in ogni caso  non si possa prescindere da:

  • controllo di legalità (art. 28 della legge notarile)
  • controllo di corrispondenza del testo alla volontà delle parti (art. 47 della legge notarile e art. 48 dei principi di deontologia)
  • valutazione di conformità del testo in lingua italiana con quello o quelli in lingua diversa.

L'articolo 68 del regolamento notarile non prevede alcun obbligo di menzione del fatto che la traduzione sia stata fatta dallo stesso notaio ovvero da un perito scelto dalle parti.

Tuttavia, poiché l'autenticazione della/e sottoscrizione/i presuppone l'accertamento della conformità dei testi redatti in lingue diverse, in assenza di asseverazione da parte di un perito, il controllo di tale conformità deve essere ricondotto al notaio anche in mancanza di specifica menzione - peraltro ritenuta assai opportuna - in ordine a tale circostanza.

L'autentica, in quanto atto pubblico, deve essere redatta in lingua italiana e di essa può - a cura del notaio o di un perito scelto dalle parti - essere fatta traduzione.

Inoltre, considerata la natura di atto pubblico dell'autentica, non si può escludere che essa, contenendo le necessarie e opportune formalità e menzioni, possa incorporare anche la asseverazione con giuramento resa dal perito ai sensi dell'art. 1, n.4, del R.D.L. 14 luglio 1937 n. 1666.

 

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Si riporta - a solo titolo esemplificativo - un possibile schema di autentica

TESTO ITALIANO

TESTO IN LINGUA STRANIERA

 

 

 

 

 

 

 

 

Attesto io sottoscritto [.] (PERITO)la conformità del testo in lingua [.] (LINGUA STRANIERA) al testo in lingua italiana come sopra riportato.

firma del perito

firma della/e parte/i

N. di repertorio               N.       di raccolta

AUTENTICA DI FIRME

Certifico io sottoscritto [.], notaio in [.], iscritto presso il Collegio Notarile di Milano, che:

[.]

della identità personale de/dei/delle quale/i io notaio sono certo, ha/hanno  apposto la sua/loro firma, come sopra (oltre che sul/i foglio/i intermedio/i e sul/gli allegato/i) alla presenza di me notaio, alle ore [.], omessa l'integrale lettura della scrittura che precede per volontà dello/degli stesso/stessi.

Certifico inoltre che [.] (PERITO), della cui identità personale io notaio sono certo, ha reso e sottoscritto in mia presenza la dichiarazione di conformità che precede, chiedendomi di asseverarla con giuramento e, da me ammonito  ai sensi di legge, ha prestato il giuramento nella formula di rito: "Giuro di aver adempiuto fedelmente le funzioni affidatemi al solo scopo di far conoscere la verità".

[.] (DATA e LUOGO)

firma del notaio

 

Orientamento approvato dal Consiglio Notarile di Milano in data 17 maggio 2011