Massima n. 150 – 17 maggio 2016 Riserva esclusiva di competenze gestorie a favore degli amministratori di s.r.l. (artt. 2380-bis, 2463, comma 2, n. 7, 2475 e 2479 c.c.)

 

Massima

 

È legittima la clausola di statuto di s.r.l. che precluda in tutto o in parte ai soci il potere di avocare a sé le decisioni gestorie, riservandole in via esclusiva all'organo amministrativo - alla stregua di quanto dispone per la s.p.a. l'art. 2380-bis, comma 1, c.c. - ferma restando l'inderogabile competenza dei soci in merito alle decisioni indicate nell'art. 2479, comma 2, c.c., competenza che deve pertanto ritenersi sussistente anche qualora la clausola statutaria attribuisca in via generale all'organo amministrativo i poteri di gestione della società.

 

 

Motivazione

 

La ripartizione delle competenze gestorie fra soci e amministratori non costituisce oggetto di una specifica disposizione nell'ambito della disciplina codicistica della s.r.l.. Ciò, anzi, rappresenta uno degli aspetti organizzativi che più marcatamente distingue quest'ultimo modello di esercizio collettivo dell'attività di impresa da quello della s.p.a., nel quale viceversa la riserva della gestione si pone in termini di inderogabilità, spettando "esclusivamente agli amministratori" (art. 2380-bis c.c.).

Nella s.r.l., pertanto, i principi dell'"ampia autonomia statutaria" e della "libertà di forme organizzative" (art. 3, comma 1, lett. c), legge delega), nonché lo spazio offerto dalle norme che ne costituiscono attuazione (tra esse, in particolare, gli artt. 2463, comma 2, n. 7), e 2479 c.c.), rendono possibile disciplinare liberamente tale ripartizione nel contratto sociale, il che può avvenire nelle opposte direzioni del modello "personalistico" e di quello "capitalistico".

In particolare, nel primo senso è possibile che lo statuto riservi alcune decisioni  di natura gestoria alla competenza decisionale o deliberativa dei soci (art. 2479, comma 1, c.c.); nel secondo senso, all'opposto, è possibile che lo statuto, alla stregua di quanto dispone per la s.p.a. l'art. 2380-bis c.c., precluda in tutto o in parte ai soci di avocare a sé decisioni gestorie, riservandole in via esclusiva all'organo amministrativo.

Una preclusione nel senso indicato, ove non già prevista in sede di costituzione, sembra realizzabile anche successivamente tramite una modifica del contratto sociale, attuabile, in omaggio al principio generale dell'eccezionalità delle posizioni individuali dei soci, attraverso una loro decisione adottata coi normali quozienti previsti per le modificazioni dell'atto costitutivo.

Se è possibile riservare competenze gestorie in via esclusiva in capo all'organo amministrativo, sembra tuttavia che il modello legale della s.r.l. non permetta una completa assimilazione con quello della s.p.a., circostanza di cui si ha evidenza in alcune disposizioni che, nell'ambito di tale modello, riservano inderogabilmente in capo ai soci determinate decisioni. Tra i limiti che l'autonomia statutaria incontra verso l'assunzione del modello "capitalistico", in particolare, vi è quello di cui all'art. 2479, comma 2, n. 5, c.c., che assegna "in ogni caso" - e dunque inderogabilmente - alla competenza dei soci "la decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell'oggetto sociale determinato nell'atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti dei soci".

 

 

Nota bibliografica

 

La questione oggetto della massima è affrontata dalla dottrina - talvolta in via solo incidentale - nell'ambito del più generale dibattito interpretativo, all'indomani della riforma, sulla ripartizione delle competenze gestorie fra soci e amministratori di società a responsabilità limitata, nonché sui relativi limiti dell'autonomia statutaria nelle opposte direzioni del modello "personalistico" e di quello "capitalistico".

Proprio sulla base dei principi della riforma, e in particolare dell'"ampia autonomia statutaria" e della "libertà di forme organizzative" (art. 3, comma 1, lett. c), legge delega), nonché dello spazio offerto all'autonomia privata dalle relative norme attuative (tra esse, in particolare, gli artt. 2463, comma 2, n. 7), e 2479 c.c.), la dottrina risolve positivamente la questione della legittimità della clausola che precluda in tutto o in parte ai soci di avocare a sé decisioni gestorie, riservandole in via esclusiva all'organo amministrativo di s.r.l., alla stregua di quanto dispone per la s.p.a. l'art. 2380-bis c.c.. A tale conclusione perviene, già all'indomani della riforma, V. Allegri, L'amministrazione della società a responsabilità limitata dopo la recente riforma, in La nuova disciplina della società a responsabilità limitata, a cura di V. Santoro, Torino, 2003, p. 154, il quale evidenzia che, ancorché "nella società a responsabilità limitata competenze di natura gestoria possono essere affidate dallo statuto alla competenza decisionale o deliberativa dei soci, ai sensi dell'art. 2479, comma 1° una scelta esattamente opposta da parte dello statuto, che affidasse (come nella società per azioni) all'organo amministrativo in via esclusiva la funzione gestoria, sarebbe del pari assolutamente legittima". Al riguardo, si veda inoltre G. Zanarone, Della società a responsabilità limitata, in Il codice civile. Commentario, fondato da P. Schlesinger e diretto da F.D. Busnelli, Tomo II, Milano, 2010, pp. 940-941, secondo il quale una "simile clausola appare perfettamente legittima in base non solo all'indistinto principio di libertà delle forme organizzative proclamato dal più volte citato art. 3 della legge delega, ma anche, giustappunto, alla spiegazione che di esso viene fornito dai lavori preparatori della medesima in termini di possibile utilizzazione della suddetta libertà in senso imitativo vuoi del modello personalistico che di quello azionario". Il medesimo A., poi, evidenzia (alla nt. 33) che "essa sembrerebbe del resto presupposta dalla stessa Relazione al decreto di riforma, § 11, laddove, a guisa di commento conclusivo all'intero contenuto dell'art. 2479, comma 1°, si afferma che "in sostanza spetta al contratto sociale distribuire le competenze tra soci ed amministratori".

Nel medesimo senso, si veda M. De Paoli, Commento all'art. 2479, in Società a responsabilità limitata. Artt. 2462 - 2483 c.c., a cura di L.A. Bianchi, in Commentario alla riforma delle società , diretto da P. Marchetti, L.A. Bianchi, F. Ghezzi e M. Notari, p. 894, la quale, con riferimento alla nota questione della ripartizione funzionale tra organi sociali, evidenzia che, nella società a responsabilità limitata "l'elemento caratterizzante risulta dunque essere sia la possibile maggiore ingerenza dei soci, anche nel modello legale, nella gestione della società, sia il margine di autonomia lasciato agli stessi di modificare tale modello vuoi in senso personalistico, vuoi in senso ulteriormente capitalistico". A quest'ultimo riguardo, l'A. evidenzia (alla nt. 36) che "è infatti possibile che i soci optino per una connotazione statutaria in quest'ultima direzione, che preveda ampi poteri gestori in capo agli amministratori, un sistema di deleghe interne, e anche l'assegnazione in capo agli amministratori della gestione esclusiva, similmente a quanto disposto dall'art. 2380-bis per la s.p.a.". Per un approfondito studio sul punto, infine, si vedano N. Abriani - M. Maltoni, Elasticità organizzativa e diritto dei soci di avocare decisioni gestorie: sulla derogabilità dell'art. 2479, comma 1, c.c., Studio n. 6005/I approvato dalla Commissione Studi d'impresa del Consiglio Nazionale del Notariato, in Studi e materiali, 2006, p. 211 s., i quali, tra l'altro, pervengono (alla p. 219) a conclusioni positive "anche con riferimento all'ulteriore problema della derogabilità della norma in esame sotto il profilo procedimentale, mediante l'introduzione di clausole che impongano la mediazione dell'organo amministrativo per l'attivazione del procedimento decisionale dei soci ed escludano il potere di questi ultimi di procedere direttamente all'"autoconvocazione" (o all'"autoconsultazione")".

Se è riscontrabile un'apertura verso clausole statutarie che riservino competenze gestorie in capo all'organo amministrativo nella s.r.l., sembra doversi escludere, tuttavia, la configurabilità di una completa sovrapposizione con la s.p.a., e ciò per lo più sulla base delle norme che, nell'ambito del modello legale della società a responsabilità limitata, riservano inderogabilmente determinate decisioni in capo ai soci. Al riguardo si veda ancora G. Zanarone, Della società a responsabilità limitata, in Il codice civile. Commentario, fondato da P. Schlesinger e diretto da F.D. Busnelli, Tomo II, Milano, 2010, p. 941, per il quale "l'unico limite alla possibilità per l'autonomia statutaria di muoversi nella direzione (...) descritta è rappresentato dall'art. 2479, comma 2°, n. 5, il quale assegna "in ogni caso", e dunque inderogabilmente, all'assemblea dei soci la competenza a decidere su operazioni che comportino una modificazione "sostanziale" dell'oggetto sociale determinato nell'atto costitutivo, anche se idonee a concretarsi in una vera a propria modifica di quest'ultimo: operazioni le quali si traducono appunto, normalmente, in atti di amministrazione, sia pure straordinaria (si pensi all'acquisto di partecipazioni sociali, o all'alienazione dell'azienda sociale o di un suo ramo essenziale)".

Contrario alla possibilità di una totale assimilazione alla s.p.a., poi, è C.A. Busi, Assemblea e decisioni dei soci nelle società per azioni e nelle società a responsabilità limitata, in Trattato di diritto dell'economia, diretto da E. Picozza e E. Gabrielli, Padova, 2008, p. 233, secondo il quale "a regola della competenza gestionale piena non pare traslabile in un modello, quello della s.r.l., caratterizzato da una naturale commistione tra proprietà e gestione, che non sembra potersi elidere neppure in via statutaria e che si traduce in un'imperativa attribuzione di competenze gestorie in capo ai soci per le deliberazioni riguardanti i piano strategici della società e le modificazioni dei diritti dei soci stessi. Secondo la dottrina sembra che da tale principio possa derivare l'inammissibilità di clausole statutarie di s.r.l. che pretendano di accentrare negli amministratori la gestione dell'impresa, con esclusione dei soci, anche per le operazioni di cui all'art. 2479, secondo comma, n. 5, e con esclusione statutaria della competenza "estemporanea" di cui all'art. 2479, primo comma, c.c.". Sul punto, inoltre, si veda F. Magliulo, Le decisioni dei soci, in F. Tassinari, C. Caccavale, M. Maltoni, F. Magliulo, La riforma della società a responsabilità limitata, Assago, 2007, pp. 315-316, secondo il quale "sulla base dell'ampio spazio conferito all'autonomia privata dal legislatore della riforma nella materia in esame, deve ritenersi che l'atto costitutivo possa modificare in parte il paradigma legale, sopprimendo o limitando la possibilità di devolvere ai soci la decisione su argomenti di carattere gestorio, salvo che per le materie in relazione alle quali l'art. 2479, secondo comma, c.c., ovvero altre disposizioni di legge, richiedono in modo inderogabile una decisione dei soci". Si vedano ancora, infine, N. Abriani - M. Maltoni, Elasticità organizzativa e diritto dei soci di avocare decisioni gestorie: sulla derogabilità dell'art. 2479, comma 1, c.c., Studio n. 6005/I approvato dalla Commissione Studi d'impresa del Consiglio Nazionale del Notariato, in Studi e materiali, 2006, pp. 211-212, secondo i quali "il dato legislativo permette di constatare che un'espressa manifestazione di volontà della collettività dei soci risulta inderogabilmente richiesta in ambito gestionale solo a) per l'approvazione del bilancio e la distribuzione degli utili, b) per decidere il compimento di operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell'oggetto sociale o una rilevante modificazione dei diritti dei soci, c) per transigere la lite avviata con l'azione di responsabilità. Non è dato ravvisare nel tessuto normativo ulteriori limiti espressi alla possibilità dei soci di abdicare statutariamente alle competenze loro assegnate dal modello legale in ambito gestorio: e ciò ancora una volta in piena coerenza con le indicazioni delineate dalla legge delega e con le opzioni sistematiche enunciate nella Relazione ministeriale, ove si rileva che nel nuovo contesto normativo "si sono soltanto individuate con il secondo comma dell'art. 2479 alcune materie che data la loro particolare rilevanza non possono essere statutariamente sottratte alla competenza dei soci", mentre - al di fuori di tale ambito - "spetta al contratto sociale distribuire le competenze tra soci ed amministratori". Gli A., in particolare, precisano (alla nt. 24) che costituiscono eccezioni rispetto "a un assetto legale che continua a riconoscere all'organo amministrativo una competenza generale in ordine all'amministrazione dell'impresa societaria" le "decisioni relative ad operazioni che comportano una modifica sostanziale del programma di attività descritto nell'oggetto sociale (come, ad esempio, il trasferimento del principale cespite aziendale o l'acquisizione di un'importante partecipazione in altra società) o una rilevante modificazione dei diritti dei soci (si pensi a operazioni che, determinando la dipendenza economica da altra impresa, sottomettano la società all'influenza dominante - e dunque all'attività di direzione e coordinamento - di quest'ultima)".

Quanto ai quozienti decisionali necessari per modificare nel senso indicato l'organizzazione sociale, si veda ancora F. Magliulo, Le decisioni dei soci, in F. Tassinari, C. Caccavale, M. Maltoni, F. Magliulo, La riforma della società a responsabilità limitata, Assago, 2007, p. 316, secondo il quale la modificazione del paradigma legale, sopprimendo o limitando la possibilità di devolvere ai soci la decisione su argomenti di carattere gestorio "può anche essere introdotto durante la vita della società con una modifica dell'atto costitutivo, suscettibile di essere adottata a maggioranza, in omaggio al principio generale della eccezionalità delle posizioni individuali dei soci". Sempre sul punto, infine, si vedano nuovamente N. Abriani - M. Maltoni, Elasticità organizzativa e diritto dei soci di avocare decisioni gestorie: sulla derogabilità dell'art. 2479, comma 1, c.c., Studio n. 6005/I approvato dalla Commissione Studi d'impresa del Consiglio Nazionale del Notariato, in Studi e materiali, 2006, p. 221, i quali evidenziano che "l'elasticità organizzativa del modello s.r.l. trova qui una sua manifestazione paradigmatica, permettendo ai soci di introdurre, con i normali quozienti previsti per le modificazioni dell'atto costitutivo, clausole dirette a: a) imporre la mediazione dell'organo amministrativo per l'attivazione del procedimento decisionale dei soci, precludendo espressamente la possibilità di una diretta convocazione ad opera dei soggetti indicati dall'art. 2479, primo comma c.c.; b) selezionare le materie suscettibili di avocazione decisionale ad opera dei soci titolari della percentuale legittimante, sino al punto di circoscrivere la richiesta di convocazione alle sole competenze legali (o statutarie) dei soci; c) ridurre o innalzare la percentuale che consente di sottoporre ai soci decisioni di competenza dell'organo amministrativo, ferma restando l'inderogabilità in peius del quoziente legale per la sollecitazione di deliberazioni assembleari relative a materie che il legislatore assegna imperativamente alla competenza dei soci". [Nota bibliografica a cura di Alberto Piantelli]