Massima n. 147 – 17 maggio 2016 Riserva negativa azioni proprie: effetti in caso di riduzione del capitale sociale per perdite (artt. 2357-ter, 2424 e 2424-bis c.c.)

Ai fini della riduzione del capitale sociale a copertura di perdite - tanto nelle situazioni previste dagli artt. 2446 e 2447 c.c. quanto in ipotesi di volontaria copertura di perdite mediante riduzione del capitale sociale - la presenza di azioni proprie e della relativa "riserva negativa per azioni proprie in portafoglio" di cui agli artt. 2357-ter, comma 3, e 2424-bis, comma 7, c.c. ("Riserva Negativa Azioni Proprie"), rende indisponibile la parte degli utili e delle riserve disponibili utilizzata per l'acquisto delle azioni proprie ("Riserve Utilizzate").

Conseguentemente, la copertura delle perdite viene effettuata: (i) con utilizzo degli utili e delle riserve disponibili, fatta eccezione per le Riserve Utilizzate, che pertanto rimangono temporaneamente iscritte per un importo pari alla Riserva Negativa Azioni Proprie; (ii) con utilizzo di tutte le altre riserve ivi compresa la riserva legale; (iii) con riduzione del capitale sociale di un importo pari alla parte residua delle perdite non ancora coperte.

In dipendenza della riduzione del capitale, la società può decidere se annullare tutte le azioni proprie oppure se annullarle in misura proporzionale alle altre azioni o mantenere tutte le azioni in circolazione con riduzione, ove esistente, del loro valore nominale: nel primo caso, la Riserva Negativa Azioni Proprie e le Riserve Utilizzate vengono interamente eliminate; negli altri casi, la Riserva Negativa Azioni Proprie e le Riserve Utilizzate vengono ridotte di un importo proporzionale alla riduzione del capitale sociale.

In presenza di perdite che riducano il patrimonio netto a zero o di valore negativo, se la società decide di azzerare il capitale sociale e quindi ricostituirlo a un importo almeno pari al minimo legale, la deliberazione di copertura delle perdite comporta necessariamente l'annullamento di tutte le azioni proprie e la conseguente eliminazione dell'intera Riserva Negativa Azioni Proprie e delle Riserve Utilizzate, oltre alla contestuale eliminazione di tutte le riserve iscritte in bilancio, salve le ulteriori deliberazioni volte a ricostituire il capitale in misura almeno pari al minimo legale e a ridurre le perdite di bilancio a un ammontare non superiore a un terzo del capitale sociale risultante dall'operazione.

 

Motivazione

 

La massima prende in esame le modalità di riduzione del capitale sociale a copertura di perdite, in presenza di azioni proprie e della relativa Riserva Negativa Azioni Proprie, in seguito all'entrata in vigore delle modifiche apportate dal d.lgs. 139/2015.

Il punto centrale sta nel regime delle riserve disponibili utilizzate al momento dell'acquisto delle azioni proprie, le quali rimangono iscritte nel bilancio della società nel loro importo originario, ma devono ritenersi del tutto indisponibili per un ammontare pari a quello della Riserva Negativa Azioni Proprie, come affermato nella precedente Massima n. 145. Conseguentemente, la deliberazione di copertura delle perdite deve utilizzare le riserve disponibili iscritte in bilancio al netto di quella parte che corrisponde alla Riserva Negativa Azioni Proprie, che non può essere utilizzata a copertura delle perdite.

Una volta utilizzate tutte le riserve, ivi compresa la riserva legale, si procede alla riduzione del capitale sociale, per un importo pari alle residue perdite. Quale conseguenza della riduzione del capitale sociale, la società può decidere come tale riduzione deve riflettersi sulle azioni emesse, prospettandosi in proposito le seguenti alternative: (a) annullare tutte le azioni proprie; (b) annullare le azioni proprie in proporzione a tutte le altre azioni; (c) mantenere il medesimo numero di azioni, con riduzione del loro valore nominale o della loro parità contabile. Siffatta scelta ha un differente riflesso sulla rappresentazione contabile della Riserva Negativa Azioni Proprie e delle Riserve Utilizzate, come indicato nella massima e come ulteriormente illustrato nelle seguenti esemplificazioni.

Rappresentazione contabile dell'operazione in caso di annullamento di tutte le azioni proprie [ipotesi sub (a)]:

 

Rappresentazione contabile dell'operazione in caso di annullamento delle azioni proprie in proporzione a tutte le altre azioni oppure di mantenimento di tutte le azioni, con riduzione del loro valore nominale o della loro parità contabile [ipotesi sub (b) e sub (c)]:

 

La facoltà di scelta tra le diverse alternative sopra descritte riflette e riproduce la medesima autonomia decisionale spettante alla società in ogni altro momento in cui possiede azioni proprie. Essa è libera di mantenerle in portafoglio, così come è libera di decidere, con le deliberazioni dell'assemblea straordinaria, di annullarle in tutto o in parte. Ciò che non sembra potersi ritenere ammissibile è invece la scelta di annullare solo le altre azioni in circolazione e di mantenere intatte le azioni proprie, che in questo modo aumenterebbero in percentuale rispetto alle altre azioni. Sembra infatti ravvisabile un generale sfavore dell'ordinamento a far sì che le operazioni straordinarie rappresentino un'occasione per l'incremento delle azioni proprie, la cui presenza viene sì ammessa e tollerata, ma non incentivata. In tal senso, milita senz'altro la disciplina dell'art. 2504 c.c., che impedisce, in caso di fusione (e di scissione), di emettere azioni proprie in cambio di azioni che vengono annullate per effetto dell'operazione di fusione o di scissione.

A maggior ragione, la facoltà di scelta ora esaminata non si presenta invece in caso di azzeramento del capitale sociale, allorché l'annullamento di tutte le azioni proprie, al pari tutte le altre azioni in circolazione, rappresenta una conseguenza obbligata della riduzione del capitale a copertura delle perdite. Resta salva la possibilità, peraltro, anche in caso di patrimonio netto negativo, che la società decida di non azzerare il capitale, alla stregua di quanto sostenuto nella massima n. 122 in data 18 ottobre 2011.

 

 

Nota bibliografica

 

Prima della recente modifica della disciplina della riserva azioni proprie (d.lgs. 139/2015), la dottrina era divisa in merito alla disponibilità della riserva azioni proprie per la copertura delle perdite.

Secondo parte della dottrina, trattandosi di una posta meramente rettificativa, priva di sostanziale contenuto economico, la stessa era inutilizzabile ai fini della copertura delle perdite e non doveva essere considerata tra le voci del patrimonio netto rilevanti ai fini della copertura medesima (C. Costa, Le riserve nel diritto delle società , Milano, 1984, p. 23; S. Fortunato, Acquisto di azioni proprie: finanziamento e contabilizzazione, in La Seconda Direttiva CEE in materia societaria, a cura di L. Buttaro e A. Patroni Griffi, Milano, 1984, p. 337-339; L. Cursio, Natura giuridica del fondo azioni proprie, in Riserve e fondi nel bilancio d'esercizio, a cura di G. Castellano, Milano, 1986, p. 189; R. Nobili, Osservazioni in tema di azioni proprie, in Riv. soc., 1987, p. 796; R. Nobili - M.S. Spolidoro, La riduzione di capitale, in Trattato delle società per azioni, Torino, 1993, p. 424; E. La Marca, Le operazioni su proprie azioni, in Lezioni di diritto commerciale comunitario, a cura di M. Cassottana e A. Nuzzo, Torino, 2006, p. 92; M. Bussoletti, La disciplina del patrimonio netto, il regime delle riserve, in Le modifiche della disciplina codicistica del bilancio di esercizio: il progetto OIC di attuazione delle direttive nn. 51/2003 e 65/2001, a cura di A. Provasoli e F. Vermiglio, Milano, 2008, p. 71; R. Nobili, Appunti in tema di azioni proprie, in La struttura finanziaria e i bilanci delle società di capitali. Studi in onore di G.E. Colombo, Torino, 2011, p. 136; G.A.M. Trimarchi, Le modificazioni del capitale nominale senza modificazione del patrimonio netto (seconda parte), Studio di Impresa n. 140/2011/I., paragrafo 3; N. De Luca, Riserve indistribuibili, riserve indisponibili e incidenza perdite, in Riv. soc., 2013, p. 478).

In particolare, secondo alcuni, la riserva azioni proprie assumeva un grado di indisponibilità addirittura superiore a quello del capitale (F. Carbonetti, Acquisto di azioni proprie e patrimonio sociale, in Riv. soc., 1982, p. 1129) e pertanto la sua utilizzabilità era subordinata alla sua preventiva "liberazione" (v. in tal senso, in particolare, L. Solimena, Sulla natura della "riserva» per azioni proprie, in Riv. dir. comm., 1990, p. 88 e F. Carbonetti, L'acquisto di azioni proprie, Milano, 1988, p. 149, secondo il quale «che la riserva per acquisto azioni proprie non possa essere utilizzata per coprire perdite, fino a che le azioni acquistate non vengano alienate o annullate, è verissimo; ma ciò significa che la funzione di copertura delle perdite è resa più complessa nel meccanismo, non che sia assente").

Per una posizione intermedia si segnalano: A. Toffoletto, Le azioni proprie e il bilancio d'esercizio, in Giur. Comm., 1986, II, p. 519 ed ivi p. 526; L. De Angelis, Considerazioni sulla valutazione delle azioni proprie nel bilancio d'esercizio e sulla correlativa riserva, in Giur. Comm., 2002, I, p. 61, secondo il quale, quanto alla copertura perdite, "l'indisponibilità non è assoluta, poiché la riserva di cui si discute ha essa pure una, per quanto limitata, funzione di fronteggiare perdite: per l'esattezza quelle derivanti dalla diminuzione di valore delle azioni proprie".

Secondo altra parte della dottrina, la riserva per azioni proprie in portafoglio doveva invece essere utilizzata per la copertura perdite (G.F. Campobasso, Acquisto di proprie azioni, in Armonie e disarmonie nel diritto comunitario delle società di capitali, a cura di G.F. Campobasso, Milano, 2003, p. 486; U. La Porta, La collocazione della riserva per azioni proprie nel bilancio della società, in Società , 2001, p. 153). Inoltre, secondo alcuni, la riserva per azioni proprie in portafoglio doveva essere utilizzata prima della riduzione del capitale sociale e dopo l'utilizzo di tutte le altre riserve (v. in particolare U. La Porta, cit., p. 155, secondo il quale: "la riserva azioni proprie, quantunque indisponile (come, del resto, la riserva legale) costituisce, in ogni caso, una componente attiva di patrimonio netto che necessariamente concorre alla sua determinazione e non può rimanere integra in presenza di una perdita che incida sul capitale sociale» e U. La Porta, cit., p. 154 «il regime di "indisponibilità" della riserva - come, confermato [?] dalla disciplina della riserva legale - sia limitato all'inutilizzabilità, per la società, della riserva al fine di attuare un aumento del capitale ai sensi dell'art. 2442 c.c. e non possa, ne debba, essere esteso fino a ricomprendere l'inidoneità della stessa ad assorbire la perdita di bilancio fino a concorrenza").

A seguito della riforma, ci si è chiesti come procedere alla copertura di perdite di bilancio in presenza della Riserva Negativa Azioni Proprie. Parte della dottrina ha affermato che «è evidente che le riserve disponibili o gli utili distribuibili corrispondenti alla riserva negativa - ancora presenti, in quanto 'bilanciati' dalla riserva negativa, ma non disponibili per la distribuzione - devono essere 'erosi' prima che le perdite intacchino il capitale sociale» (N. de Luca, La riserva "negativa" per azioni proprie in portafoglio, in Società , 1/2016, p. 11). Di diverso avviso è altra parte della dottrina, la quale ricorda come gli utili distribuibili e le riserve disponibili utilizzati per l'acquisto di azioni proprie (corrispondenti al valore della riserva negativa per azioni proprie), siano non soltanto indistribuibili ma altresì indisponibili per ogni utilizzo, inclusa la copertura delle perdite (in questo senso, G. Strampelli, Art. 2424-bis, in Le fonti delle S.p.A. Commentario, a cura di P. Abbadessa, G.B. Portale, V. Cariello e U. Tombari, Milano, in corso di pubblicazione). [Nota bibliografica a cura di Federico Mottola Lucano e Marta Pin]