Massima n. 146 – 17 maggio 2016 Riserva negativa azioni proprie: effetti in caso di annullamento delle azioni proprie (artt. 2357-ter, 2424 e 2424-bis c.c.)

In caso di annullamento di azioni proprie dotate di indicazione del valore nominale, si verifica sempre una riduzione del capitale sociale per un ammontare pari al valore nominale delle azioni annullate. L'annullamento delle azioni proprie, inoltre, comporta l'eliminazione della "riserva negativa per azioni proprie in portafoglio" di cui agli artt. 2357-ter, comma 3, e 2424-bis, comma 7, c.c. ("Riserva Negativa Azioni Proprie") e rende effettivamente disponibili gli utili distribuibili e le riserve disponibili, corrispondenti al prezzo di acquisto delle azioni proprie, utilizzati al momento dell'acquisto delle azioni proprie - ossia gli utili distribuibili e le riserve disponibili la cui sussistenza al momento dell'acquisto delle azioni proprie ha consentito il rispetto del limite stabilito dall'art. 2357, comma 1, c.c. ("Riserve Utilizzate") - fatta precisazione che:

a) se l'ammontare della Riserva Negativa Azioni Proprie era pari al valore nominale delle azioni proprie annullate (corrispondente anche alla conseguente riduzione del capitale sociale), l'annullamento delle azioni proprie non comporta alcuna ulteriore modifica delle poste del patrimonio netto;

b) se l'ammontare della Riserva Negativa Azioni Proprie era superiore al valore nominale delle azioni proprie annullate (in caso cioè di acquisto delle azioni proprie a un prezzo superiore al loro valore nominale), l'annullamento delle azioni proprie comporta, oltre alla riduzione del capitale sociale, una riduzione delle Riserve Utilizzate, in misura pari alla differenza tra la Riserva Negativa Azioni Proprie e il valore nominale delle azioni proprie annullate;

c) se l'ammontare della Riserva Negativa Azioni Proprie era inferiore al valore nominale delle azioni proprie annullate (in caso cioè di acquisto delle azioni proprie a un prezzo inferiore al loro valore nominale), l'annullamento delle azioni proprie comporta, contemporaneamente alla riduzione del capitale sociale, un incremento delle Riserve Utilizzate (o l'iscrizione di una nuova riserva disponibile) in misura pari alla differenza tra il valore nominale delle azioni proprie annullate e la Riserva Negativa Azioni Proprie.

In conseguenza dell'annullamento delle azioni proprie, le Riserve Utilizzate tornano pertanto ad essere disponibili - nel rispetto dell'art. 2445 c.c., ove applicabile, e salvo ogni diverso vincolo statutario - al fine di: (i) distribuire dividendi ai soci; (ii) aumentare il capitale sociale a titolo gratuito; (iii) acquistare altre azioni proprie; (iv) coprire le eventuali perdite; (v) calcolare il limite quantitativo di emissione di obbligazioni.

In caso di annullamento di azioni proprie prive di indicazione del valore nominale (o contestualmente private dell'indicazione del valore nominale), la deliberazione di annullamento delle azioni proprie può liberamente stabilire se l'annullamento delle azioni proprie comporti una riduzione del capitale sociale di importo corrispondente alla c.d. parità contabile delle azioni proprie annullate oppure venga eseguita senza riduzione del capitale sociale, che rimane in tal caso invariato, con conseguente incremento della parità contabile delle altre azioni.

Qualora la società optasse per la riduzione del capitale sociale in misura corrispondente alla parità contabile delle azioni proprie annullate, troverebbero applicazione le regole sopra esposte per il caso di annullamento di azioni proprie con indicazione del valore nominale. Qualora invece la società lasciasse invariato il capitale sociale, l'annullamento delle azioni proprie comporterebbe l'eliminazione della Riserva Negativa Azioni Proprie e una riduzione delle Riserve Utilizzate per un importo pari alla Riserva Negativa Azioni Proprie.

Motivazione

 

La massima prende in esame le conseguenze che si verificano in caso di annullamento di azioni proprie, alla luce del nuovo regime della Riserva Negativa Azioni Proprie introdotto dal d.lgs. 139/2015, a seconda che le azioni della società siano dotate o prive di indicazione del valore nominale.

Nel primo caso, si applicano mutatis mutandis le medesime conseguenze già in precedenza derivanti dall'annullamento delle azioni proprie, anche in base a quanto sancito dal Principio Contabile n. 21 dell'Organismo Italiano di Contabilità. La massima ho inoltre cura di sottolineare che le Riserve Utilizzate tornano ad essere disponibili per effetto dell'annullamento, nella misura derivante dalle circostanza del caso concreto, subordinatamente al rispetto dell'art. 2445 c.c. Ciò significa che la stessa assemblea che procede all'annullamento delle azioni proprie e alla riduzione del capitale sociale può nella stessa sede disporre delle Riserve Utilizzate resesi disponibili per uno degli utilizzi cui erano originariamente destinate, ma tale deliberazione deve comunque ritenersi subordinata alla mancata opposizione dei creditori entro i termini di cui all'art. 2445 c.c. Tale ultima norma non deve peraltro ritenersi applicabile nei casi in cui l'annullamento delle azioni proprie avvenga nell'ambito di un'operazione di riduzione del capitale sociale a copertura di perdite, come più analiticamente esaminato nella successiva massima n. 147.

Le tre ipotesi di annullamento di azioni proprie dotate di valore nominale, prese in considerazione nella prima parte della massima, possono essere esemplificate come segue:

 

a) RNAP pari al valore nominale delle azioni proprie annullate (nell'ipotesi qui considerata, è stato acquistato il 10% di azioni proprie, per nominali 100 al prezzo di 100)

 

b) RNAP superiore al valore nominale delle azioni proprie annullate (nell'ipotesi qui considerata, è stato acquistato il 10% di azioni proprie, per nominali 100 al prezzo di 200)

 

c) RNAP inferiore al valore nominale delle azioni proprie annullate (nell'ipotesi qui considerata, è stato acquistato il 10% di azioni proprie, per nominali 100 al prezzo di 50)

 

Nel caso invece di annullamento di azioni prive di indicazione del valore nominale (o contestualmente private dell'indicazione del valore nominale), le conseguenze differiscono a seconda che la società si avvalga o meno della facoltà di non ridurre il capitale sociale in misura corrispondente alla parità contabile delle azioni annullate.

Se il capitale sociale venisse ridotto in misura pari al valore nominale delle azioni annullate, si verificherebbero le medesime conseguenze poc'anzi esaminate per il caso di annullamento di azioni proprie dotate di valore nominale. Lo stesso dicasi, con i necessari adeguamenti numerici, qualora la società seguisse una via intermedia (forse poco probabile, nella prassi, ma pur sempre legittima) e decidesse di ridurre il capitale sociale, in conseguenza dell'annullamento di azioni proprie, per un ammontare inferiore alla parità contabile delle azioni annullate.

Se invece il capitale sociale non venisse ridotto, secondo quanto ritenuto ammissibile con la massima n. 37 in data 19 novembre 2004, in questa massima si chiarisce che l'annullamento delle azioni proprie comporterebbe (sempre e solo) l'eliminazione della Riserva Negativa Azioni Proprie e la riduzione delle Riserve Utilizzate per un importo pari alla Riserva Negativa Azioni Proprie. Ciò a prescindere dal prezzo pagato per l'acquisto delle azioni proprie e dalla sua eventuale differenza rispetto alla parità contabile delle azioni, giacché il prezzo pagato per le azioni proprie si riflette direttamente sull'ammontare della Riserva Negativa Azioni Proprie, il quale a sua volta incide in pari misura (riducendole) sulle Riserve Utilizzate.

La dimostrazione di tale affermazione può facilmente desumersi dalle seguenti esemplificazioni di tre diverse ipotesi di annullamento di azioni proprie prive di valore nominale, acquistate rispettivamente ad un prezzo pari, superiore o inferiore alla loro parità contabile:

a) RNAP pari alla parità contabile delle azioni proprie annullate (nell'ipotesi qui considerata, è stato acquistato il 10% di azioni proprie, per nominali 100 al prezzo di 100)

 

b) RNAP superiore alla parità contabile delle azioni proprie annullate (nell'ipotesi qui considerata, è stato acquistato il 10% di azioni proprie, per nominali 100 al prezzo di 200)

 

c) RNAP inferiore alla parità contabile delle azioni proprie annullate (nell'ipotesi qui considerata, è stato acquistato il 10% di azioni proprie, per nominali 100 al prezzo di 50)

 

Nota bibliografica

Il Principio Contabile Nazionale n. 21 emanato dall'Organismo Italiano di Contabilità nel giugno 2014, nel pronunciarsi anche in tema di annullamento di azioni proprie per effetto della riduzione del capitale sociale, distingue a seconda che il valore di bilancio delle azioni proprie sia uguale, maggiore o minore al valore nominale delle azioni annullate. In particolare si rileva che: "nel caso in cui le azioni proprie in portafoglio siano annullate, dal confronto tra il valore al quale sono iscritte nell'attivo dello stato patrimoniale e il valore nominale delle azioni stesse (ossia la corrispondente parte del capitale sociale) possono derivare tre differenti situazioni: il valore di bilancio delle azioni proprie è uguale, o maggiore, o minore del valore nominale. Nel primo caso [?] l'operazione di annullamento genera, quale effetto, l'eliminazione del valore iscritto all'attivo e, per importo corrispondente, la riduzione del capitale, la riserva azioni proprie in portafoglio diviene libera e interamente disponibile.Nel secondo caso [?] la differenza deve essere coperta mediante la riduzione, per somma corrispondente, della riserva azioni proprie , una ulteriore riserva anch'essa disponibile".

Nello stesso senso del Principio Contabile Nazionale n. 21 si erano già espressi in dottrina: R. Nobili, Problemi in tema di riduzione del capitale, in AA.VV., Aumenti e riduzioni di capitale, Giornate di Studio, 3, a cura del Comitato Regionale Notarile Lombardo, Milano, 1984, p. 114; F. Carbonetti, Acquisto di azioni proprie e patrimonio sociale, in Riv. soc., 1982, p. 1134, il quale ritiene che l'annullamento delle azioni proprie comporti «la liberazione del fondo, in quanto ne viene meno la funzione di controbilanciare la posta attiva così eliminata; il fondo stesso, quindi, diviene nuovamente disponibile: esso può essere distribuito, imputato ad altri fondi di riserva ovvero utilizzato per nuovi acquisti di azioni proprie»; F. Carbonetti, L'acquisto di azioni proprie, Milano, 1988, p. 166; V. Salafia, Riduzione del capitale con annullamento di azioni, nota a Corte d'Appello di Milano, 21 settembre 1987, in Società , 1988, p. 179 e s.; R. Nobili - M.S. Spolidoro, La riduzione di capitale, in Trattato delle società per azioni, diretto da G.E. Colombo e G.B. Portale, Torino, 1993, p. 410 nt. 3; A. Busani - C.M. Canali, La riduzione del capitale sociale non esuberante mediante annullamento di azioni proprie, in Notariato, 1999, p. 587 e ss. L. Ardizzone, La riduzione del capitale mediante annullamento di azioni proprie: spunti e riflessioni da alcuni casi pratici, in Riv. Soc., 2001, p. 647 nt. 31.

Di diversa opinione sembra invece G.A.M. Trimarchi, Le modificazioni del capitale nominale senza modificazione del patrimonio netto (seconda parte). Studio di Impresa n. 140-2011/I, secondo il quale dall'annullamento delle azioni proprie possono derivare "riserve disponibili" solo di importo pari all'esatto ammontare del valore nominale delle azioni annullate.

In senso difforme agli orientamenti sopra citati si v. Corte d'Appello di Milano, 21 settembre 1987, in Giur. Comm., 1988, II, p. 927 con nota (critica) di F. Corsi, Annullamento di azioni proprie, riduzione di capitale e contestuale aumento, nonché in Società , 1988, p. 179 con nota (critica) di V. Salafia, la quale chiamata a pronunciarsi in tema di riduzione del capitale sociale mediante annullamento di azioni proprie ha affermato che «l'annullamento delle azioni proprie, con contemporanea riduzione del capitale sociale, realizza un atto contabilmente neutro, ove si consideri che contestualmente avviene l'annullamento di poste attive e passive di pari importo (capitale, utili non distribuiti, partecipazioni azionarie proprie)». In tal senso ancora si v. Trib. di Verona 24 aprile 1986, in Società , 1986, p. 1019 con nota di V. Salafia.

A seguito della novella del 2016, le esigue espressioni della dottrina in materia non sembrano contraddire le conclusioni accolte dalla prevalente dottrina prima della riforma. In particolare:

- è stato rilevato come, in caso di annullamento, la riserva negativa dovrà essere interamente cancellata e a tale cancellazione corrisponderà una riduzione di eguale importo del capitale sociale ed eventualmente, per l'eccedenza di valore della riserva negativa, una riduzione delle riserve disponibili o degli utili distribuibili (si vedano N. de Luca, La riserva "negativa" per azioni proprie in portafoglio, cit., p. 11 e G. Strampelli, Art. 2424-bis, in Le fonti delle S.p.A. Commentario, a cura di P. Abbadessa, G.B. Portale, V. Cariello e U. Tombari, Milano, in corso di pubblicazione);

- è stato rilevato, commentando l'ipotesi in cui le azioni siano prive di indicazione del valore nominale come "l'annullamento delle azioni proprie senza riduzione del capitale sociale determina l'eliminazione della riserva negativa (non potendo essa restare iscritta) e la contestuale riduzione di riserve disponibili per eguale importo: si ottiene in tal modo una riduzione del patrimonio netto coincidente con quella alla quale avrebbe condotto, nel vigore della disciplina previgente, l'annullamento della riserva azioni proprie" (si veda: G. Strampelli, Art. 2424-bis, cit.). [Nota bibliografica a cura di Federico Mottola Lucano e Marta Pin]