145. Riserva negativa azioni proprie: indisponibilità delle riserve disponibili “utilizzate” per l’acquisto (artt. 2357-ter, 2424 e 2424-bis c.c.)


In presenza della riserva negativa per azioni proprie in portafoglio di cui agli artt. 2357-
ter, comma 3, e 2424-bis, comma 7, c.c. ("Riserva Negativa Azioni Proprie"), gli utili distribuibili e le riserve disponibili utilizzati al momento dell'acquisto delle azioni proprie - ossia gli utili distribuibili e le riserve disponibili, corrispondenti al prezzo di acquisto delle azioni proprie, la cui sussistenza al momento dell'acquisto delle azioni proprie ha consentito il rispetto del limite stabilito dall'art. 2357, comma 1, c.c. - rimangono iscritti in bilancio nel loro originario ammontare, salva ogni opportuna specificazione in nota integrativa ("Riserve Utilizzate").

Tali Riserve Utilizzate, pur ancora iscritte in bilancio nel loro originario ammontare e con la loro originaria denominazione, non sono in realtà disponibili, per la parte corrispondente all'ammontare della Riserva Negativa Azioni Proprie, al fine di: (i) distribuire dividendi ai soci; (ii) aumentare il capitale sociale a titolo gratuito; (iii) acquistare altre azioni proprie; (iv) coprire eventuali perdite; (v) calcolare il limite quantitativo di emissione di obbligazioni.

Motivazione

L'art. 6, comma 1, d.lgs. 139/2015 ha modificato gli artt. 2357-ter, 2424 e 2424-bis c.c. come segue:

- il comma 3 dell'articolo 2357-ter c.c. (che recitava: "Una riserva indisponibile pari all'importo delle azioni proprie iscritto all'attivo del bilancio deve essere costituita e mantenuta finché le azioni non siano trasferite o annullate") è stato sostituito dal seguente: "L'acquisto di azioni proprie comporta una riduzione del patrimonio netto di eguale importo, tramite l'iscrizione nel passivo del bilancio di una specifica voce, con segno negativo";

- nell'art. 2424 c.c. è stata prevista tra le voci del patrimonio netto al numero "X" la "Riserva negativa per azioni proprie in portafoglio", al posto della "Riserva per azioni proprie in portafoglio;

- all'art. 2424-bis c.c., dopo il sesto comma, è stato aggiunto il seguente settimo comma: "Le azioni proprie sono rilevate in bilancio a diretta riduzione del patrimonio netto, ai sensi di quanto disposto dal terzo comma dell'articolo 2357-ter".

Ai sensi dell'art. 12, comma 1, d.lgs. 139/2015, le nuove norme "entrano in vigore dal 1° gennaio 2016 e si applicano ai bilanci relativi agli esercizi finanziari aventi inizio a partire da quella data". Esse troveranno pertanto applicazione a partire dal bilancio di esercizio che si chiuderà a partire dal 31 dicembre 2016 ovvero anche in data anteriore, in caso di anticipazione della chiusura degli esercizi sociali, purché si tratti di esercizi sociali iniziati a partire dal 1° gennaio 2016 o da data successiva. Lo stesso art. 12 prevede che "L'Organismo italiano di contabilità aggiorna i principi contabili nazionali di cui all'articolo 9-bis, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38, sulla base delle disposizioni contenute nel presente decreto".

 

In conseguenza della novella, l'acquisto di azioni proprie è pertanto soggetto a un diverso trattamento contabile. Per un verso, nell'attivo dello stato patrimoniale non si procede più come in passato ad iscrivere il valore delle azioni proprie acquistate. Per altro verso, nel patrimonio netto non si procede più come in passato a imputare alla "riserva azioni proprie" la parte degli utili distribuibili o delle riserve disponibili "utilizzata" ai fini dell'acquisto delle azioni proprie ("Riserve Utilizzate"), bensì si lasciano invariate tali Riserve Utilizzate nel loro importo originario e si iscrive una "riserva negativa per azioni proprie in portafoglio" ("Riserva Negativa Azioni Proprie" o "RNAP") di importo pari al costo di acquisto delle azioni proprie. L'ammontare del capitale sociale, come in passato, rimane immutato.

Di seguito un esempio della rappresentazione contabile prima della novella:

 

...e un esempio della rappresentazione contabile dopo la novella:

 

 

Come si può notare, secondo il nuovo regime, continuano a figurare nel patrimonio netto le riserve disponibili nel loro originario ammontare. Si può ritenere che esse vengano indicate anche secondo la loro originaria denominazione, salva ogni opportuna specificazione in nota integrativa, nella parte in cui deve essere fornita indicazione della disponibilità delle poste del netto, secondo quanto sarà plausibilmente precisato dai principi contabili nazionali di cui all'art. 9-bis, comma 1, lett. a), d.lgs. 38/2005, una volta aggiornati alle vigenti norme di legge.

In ogni caso, soprattutto ai fini della rilevanza in sede di eventuali operazioni straordinarie soggette al giudizio di omologazione ai sensi dell'art. 2436 c.c., la massima si sofferma sul regime di disponibilità delle Riserve Utilizzate. Ciò in quanto, a differenza della disciplina in vigore sino al 31 dicembre 2015, esse non vengono più ridotte di un ammontare pari a quanto iscritto all'attivo nella voce "azioni proprie in portafoglio", bensì permangono iscritte in bilancio quali riserve "apparentemente" disponibili.

Esse in realtà assumono natura di posta meramente rettificativa della Riserva Negativa Azioni Proprie e non possono ritenersi disponibili per nessuno degli utilizzi cui esse potevano essere destinate prima dell'acquisto delle azioni proprie. Le Riserve Utilizzate, pertanto, per un ammontare pari alla Riserva Negativa Azioni Proprie, non possono essere utilizzate ai fini di (i) distribuire dividendi ai soci; (ii) aumentare il capitale sociale a titolo gratuito; (iii) acquistare altre azioni proprie; (iv) coprire eventuali perdite; (v) calcolare il limite quantitativo di emissione di obbligazioni.

Siffatta interpretazione, già sostenuta nei primi commenti della novella apportata dal d.lgs. 139/2015, è in linea con la norma della direttiva comunitaria che disciplina l'acquisto di azioni proprie (art. 24, comma 1, lett. b, direttiva 2012/30/UE, che ha sostituito la c.d. "Seconda Direttiva" in materia societaria). La direttiva impone infatti che "se tali azioni sono contabilizzate nell'attivo del bilancio" venga iscritta al passivo una "riserva indisponibile dello stesso importo". Il che lascia evidentemente liberi i legislatori nazionali di prevedere che le azioni proprie non siano iscritte all'attivo e che il loro acquisto comporti di conseguenza una riduzione del patrimonio netto contabile di importo pari alla riduzione dell'attivo derivante dall'acquisto medesimo (normalmente consistente nel prezzo di acquisto delle azioni proprie).

Nel far ciò, deve parimenti ritenersi che i legislatori nazionali siano liberi di stabilire una delle seguenti modalità alternative di procedere alla riduzione del patrimonio netto contabile, che devono pertanto ritenersi tra loro equivalenti: (a) ridurre gli utili distribuibili o le riserve disponibili esistenti al momento dell'acquisto delle azioni proprie (Riserve Utilizzate) di un importo pari alla riduzione dell'attivo derivante dall'acquisto delle azioni proprie; oppure (b) lasciare intatti gli utili distribuibili o le riserve disponibili esistenti al momento dell'acquisto delle azioni proprie (Riserve Utilizzate), iscrivendo però una riserva negativa di importo pari alla riduzione dell'attivo derivante dall'acquisto delle azioni proprie. Posto che le due soluzioni debbono necessariamente considerarsi equivalenti sul piano effettuale, nel secondo caso (ossia nella soluzione scelta dal nostro legislatore con il d.lgs. 139/2015) è giocoforza qualificare le Riserve Utilizzate come riserve "non più esistenti" o comunque come posta di mero equilibrio della Riserva Negativa Azioni Proprie, con le conseguenze sopra indicate.

Resta ferma la possibilità che dette riserve tornino ad essere disponibili, in caso di annullamento delle azioni proprie, secondo le modalità e nei limiti precisati nella successiva massima n. 146, oppure in caso di alienazione delle azioni proprie.

 

 

Nota bibliografica

 

Tra i contributi dottrinali sulla novella in tema di riserva negativa per azioni proprie si segnalano: N. de Luca, La riserva "negativa" per azioni proprie in portafoglio in Società , 1/2016, pp. 5 e ss.; C. Sottoriva, Il D.Lgs. n. 139/2015 per il recepimento della Direttiva 2013/34/UE in tema di bilanci, in Società , 2015, 1061 ss.; G. Strampelli, Novità in tema di azioni proprie e strumenti derivati: l'incidenza sulla disciplina del patrimonio netto, nell'ambito della relazione, i cui materiali sono ancora inediti, tenuta presso l'Università Bocconi di Milano in data 19 febbraio 2016, dal titolo Giornata di aggiornamento di diritto commerciale; G. Strampelli, Art. 2424-bis, in Le fonti delle S.p.A. Commentario, a cura di P. Abbadessa, G.B. Portale, V. Cariello e U. Tombari, Milano, in corso di pubblicazione; N. De Luca - P. Lucarelli, Art. 2357-ter, in Le fonti delle S.p.A. Commentario, a cura di P. Abbadessa, G.B. Portale, V. Cariello e U. Tombari, Milano, in corso di pubblicazione; un cenno anche in G.F. Campobasso, Diritto Commerciale. Diritto delle società , 9 ed., a cura di M. Campobasso, Torino, 2015, p. 246, nt. 131.

Gli autori che si sono occupati delle nuove norme concordano nel ritenere che la nuova modalità di rappresentazione dell'acquisto di azioni proprie sia equivalente, sul piano degli effetti, a quella precedente (v. in particolare N. de Luca, La riserva "negativa" per azioni proprie in portafoglio, cit.; G. Strampelli, Novità in tema di azioni proprie e strumenti derivati: l'incidenza sulla disciplina del patrimonio netto, cit.).

Già prima della novella, infatti, la dottrina maggioritaria riteneva che la "riserva per azioni proprie in portafoglio" non costituisse una posta del netto equiparabile alle altre riserve bensì una posta rettificativa dell'attivo la cui iscrizione era unicamente volta a "controbilanciare", sul piano contabile, la rilevazione tra le attività delle azioni proprie detenute dalla società (N. De Luca, Art. 2357-ter, in Commentario del codice civile, diretto da E. Gabrielli, Torino, 2015, p. 1184; Id., Riserve indistribuibili, riserve indisponibili e incidenza delle perdite, in Riv. soc., 2013, p. 478; R. Nobili, Appunti in tema di azioni proprie, in La struttura finanziaria e i bilanci delle società di capitali. Studi in onore di G.E. Colombo, Torino, 2011, p. 131; G.A.M. Trimarchi, Le modificazioni del capitale nominale senza modificazione del patrimonio netto (seconda parte), Studio di Impresa n. 140/2011/I, paragrafo 3; L. Ardizzone, Artt. 2357-2358, in Azioni, a cura di M. Notari, Commentario alla riforma delle società, diretto da P. Marchetti, L.A. Bianchi, F. Ghezzi e M. Notari, Milano, 2008, p. 653; E. La Marca, Le operazioni su proprie azioni, in Lezioni di diritto commerciale comunitario, a cura di M. Cassottana e A. Nuzzo, Torino, 2006, p. 92; P. Ferro-Luzzi, L'«antropofagia» societaria; riflessioni sulla natura e sulle vicende delle azioni proprie in portafoglio, in Riv. soc., 2001, p. 1288; G.E. Colombo, Il bilancio di esercizio, in Trattato delle società per azioni, diretto da G.E. Colombo e G.B. Portale, Torino, 1994, p. 314 ed ivi nt. 246; R. Nobili, Osservazioni in tema di azioni proprie, in Riv. soc., 1987, p. 783 e s.; G.E. Colombo, Relazione generale. Le poste del passivo e la disciplina del patrimonio netto, in Riserve e fondi nel bilancio d'esercizio, a cura di G. Castellano, Milano, 1986, p. 14; G.E. Colombo, La "riserva" azioni proprie, in Riserve e fondi nel bilancio d'esercizio, a cura di G. Castellano, Milano, 1986, p. 167; L. Cursio, Natura giuridica del fondo azioni proprie, in Riserve e fondi nel bilancio d'esercizio, a cura di G. Castellano, Milano, 1986, p. 189; G.E. Colombo, Il bilancio e le operazioni sul capitale, in Giur. comm., 1984, I, p. 861; C. Costa, Le riserve nel diritto delle società , Milano, 1984, p. 22; S. Fortunato, Acquisto di azioni proprie: finanziamento e contabilizzazione, in La Seconda Direttiva CEE in materia societaria, a cura di L. Buttaro e A. Patroni Griffi, Milano, 1984, p. 339; G.B. Portale, I bilanci straordinari delle società per azioni, in Riv. soc., 1978, p. 338 nt. 110; Id., I beni iscrivibili nel bilancio di esercizio e la tutela dei creditori nella società per azioni, in Riv. soc., 1969, p. 248 nt. 10). In particolare si veda G.E. Colombo, Il bilancio di esercizio, cit., p. 312, secondo il quale «a rigore, le azioni proprie dovrebbero non iscriversi all'attivo, e se esse vengono iscritte sorge l'obbligo di equilibrare l'effetto economico di tale iscrizione mediante iscrizione di una posta passiva di egual ammontare, avente natura di posta rettificativa dell'attivo, non di riserva in senso proprio".

La natura indisponibile della riserva azioni proprie, già affermata dal previgente art. 2357-ter, comma 3, c.c., era pacificamente condivisa dalla dottrina che affermava che la stessa riserva non fosse utilizzabile, oltre che al fine di distribuire dividendi ai soci, anche al fine di aumentare il capitale sociale a titolo gratuito o acquistare altre azioni proprie. Non vi era invece concordia negli interpreti circa l'utilizzabilità della riserva azioni proprie per la copertura delle perdite, come meglio indicato nella nota bibliografica della Massima 147 di questa Commissione.

L'effettivo rettificativo della Riserva Negativa Azioni Proprie, pur presente e confermato dagli autori in materia, appare meno immediato: è stato rilevato (G. Strampelli, Art. 2424-bis, cit.), infatti, come una simile modalità di rappresentazione nel patrimonio netto possa determinare degli inconvenienti operativi in quanto lascia apparentemente invariata la riserva del patrimonio netto utilizzata ai fini dell'acquisto delle azioni proprie (in proposito si veda G.F. Campobasso, cit., p. 246, nt. 131, ove si legge che: «l'iscrizione della voce con segno negativo non consente, a differenza dell'impostazione alternativa in precedenza accolta dal codice civile, di evidenziare direttamente nello stato patrimoniale quali tra le riserve disponibili siano state effettivamente utilizzate per l'acquisto di azioni proprie e divengano perciò soggette al regime di indistribuibilità e assoluta indisponibilità». I problemi operativi ora segnalati, secondo la dottrina, (G. Strampelli, Art. 2424-bis, cit.) possono però essere superati mediante apposita menzione nella nota integrativa del bilancio. [Nota bibliografica a cura di Federico Mottola Lucano e Marta Pin]