141. Assemblea totalitaria in luogo diverso rispetto a quello previsto dalla legge o dallo statuto (artt. 2363, 2366, 2479-bis c.c.)

In presenza delle condizioni previste dall'art. 2366, comma 4, c.c. (per le s.p.a.) e dall'art. 2479-bis, comma 5, c.c. (per le s.r.l.), si deve ritenere che l'assemblea cosiddetta "totalitaria" sia validamente costituita anche qualora si svolga in luogo diverso da quello previsto, in via generale, dalla legge (ai sensi degli artt. 2363 e 2479-bis c.c.) o dallo statuto.

MOTIVAZIONE

Le condizioni minime per l'integrazione dell'assemblea cosiddetta "totalitaria" sono costituite dalla rappresentazione dell'intero capitale sociale e dalla partecipazione all'assemblea della maggioranza dei componenti degli organi amministrativi e di controllo ex art. 2366, comma 4, c.c. (per la s.p.a.); e dalla partecipazione dell'intero capitale sociale e dalla presenza o dall'informazione della riunione di tutti gli amministratori e i sindaci ex art. 2479-bis, comma 5, c.c. (per la s.r.l.).

Prescindendo il legislatore da condizioni minime ulteriori rispetto a quelle prescritte dall'art. 2366, comma 4, c.c. (per le s.p.a) e dall'art. 2479-bis, comma 5, c.c. (per le s.r.l.), il luogo di svolgimento dell'assemblea totalitaria - a differenza del luogo di convocazione dell'assemblea, secondo le modalità previste dal combinato disposto degli artt. 2363, comma 1, e 2366, comma 1, c.c. (per le s.p.a.) nonché dall'art. 2479-bis, comma 3, c.c. (per le s.r.l.) - appare quindi del tutto svincolato dal limite geografico entro cui deve essere convocata l'assemblea, vuoi ai sensi di legge, vuoi in virtù di una più ampia previsione statutaria.

Sembra deporre in tal senso l'utilizzo, nella disciplina della società per azioni, dell'espressione "In mancanza delle formalità previste dalla convocazione" (tra cui, appunto, la convocazione nel Comune del luogo ove ha sede la società ex art. 2363, comma 1, c.c., nonché l'indicazione nell'avviso di convocazione del luogo dell'adunanza ex art. 2366, comma 1, c.c.), nonché, nella disciplina della società a responsabilità limitata, dell'espressione "In ogni caso" (vale a dire, appunto, a prescindere dalla riunione dell'assemblea presso la sede sociale ex art. 2479-bis, comma 3, c.c.), sintagmi testuali da cui pertanto può farsi conseguire l'irrilevanza, ai fini della configurazione dell'assemblea totalitaria, del luogo di riunione della stessa.

Alla medesima conclusione, inoltre, sembra doversi pervenire se si tiene conto, come evidenziato anche in giurisprudenza, che il luogo dell'adunanza assembleare nonché la sua indicazione nel contratto sociale e nell'avviso di convocazione sono meramente strumentali a tutelare l'interesse dei soci a essere informati della riunione assembleare e a intervenirvi. Poiché tale interesse è per definizione garantito dalla condizione della partecipazione dell'intero capitale sociale, normativamente prescritta dall'art. 2366, comma 4, c.c. (per le s.p.a) e dall'art. 2479-bis, comma 5, c.c. (per le s.r.l.), ne consegue che, nell'ambito dell'assemblea totalitaria non assume rilievo, ai fini del suo integrarsi e della legittima adozione delle relative deliberazioni da parte della stessa, il luogo dell'adunanza.

L'unica ipotesi in cui il luogo dell'adunanza potrebbe invero assumere rilievo nell'ambito dell'assemblea totalitaria è quella in cui una specifica clausola statutaria aggiunga un determinato limite geografico quale presupposto ulteriore rispetto alle condizioni minime normativamente sancite proprio per l'assemblea totalitaria. Una simile clausola, ben poco frequente nella prassi, potrebbe essere dettata dall'esigenza di garantire la massima partecipazione degli organi sociali, ossia dei soli soggetti di cui, nelle assemblee totalitarie, potrebbe ipotizzarsi l'assenza, in diversa misura a seconda del tipo sociale.

Se quindi una simile clausola mira a garantire la partecipazione degli organi sociali, essendo già certamente presente l'intero capitale sociale, si ritiene che sia possibile ovviare a tale previsione statutaria, senza determinare una "non conformità" sanzionabile a norma degli artt. 2377 e 2379-ter, comma 1, c.c., qualora tutti i soggetti che sarebbero legittimati all'impugnazione della deliberazione dichiarino di non volersi opporre alla trattazione degli argomenti: tale consenso, in tale caso, non varrà unicamente per il contenuto degli argomenti da trattare ma anche per il luogo in cui l'assemblea si riunirà per trattarli.

Nota Bibliografica

La questione giuridica oggetto della massima è affrontata - pur spesso solo incidentalmente - sia dalla dottrina sia dalla giurisprudenza, entrambe favorevoli ad ammettere che, pur in assenza di un'espressa previsione statutaria, ricorrendo le condizioni previste dall'art. 2366, comma 4, c.c. (per le s.p.a.) e dall'art. 2479-bis, comma 5, c.c. (per le s.r.l.), l'assemblea cosiddetta "totalitaria" possa tenersi in luogo diverso da quello previsto dalla legge o dallo statuto.

Dal punto di vista letterale, in particolare, si argomenta in dottrina soprattutto sulla base dell'espressione "In ogni caso" contenuta nella disciplina della società a responsabilità limitata (art. 2479-bis, comma 3, c.c.). Al riguardo, si veda F. Salerno Cardillo, Le decisioni dei soci nelle s.r.l., in Studi e Materiali, Suppl. 1/2004, p. 345 (secondo il quale, «[q]uanto al luogo di svolgimento dell'assemblea totalitaria deve ritenersi che - a differenza dell'assemblea convocata (art. 2479-bis, comma 3) - esso sia del tutto svincolato dalla sede sociale, anche in mancanza di espressa previsione statutaria (in ciò argomentando dalla espressione «In ogni caso» che introduce l'ultimo comma dell'art. 2479-bis)»); e G. Sandrelli-L. Cocca, Sub art. 2479-bis c.c., in Società a responsabilità limitata, a cura di L.A. Bianchi, in Commentario alla riforma delle società , diretto da P. Marchetti, L.A. Bianchi, F. Ghezzi, M. Notari, Milano, 2008, p. 1011 (secondo i quali, «[i]l luogo di svolgimento dell'assemblea totalitaria - a differenza del luogo di convocazione dell'assemblea secondo le modalità previste dall'art. 2479-bis, comma 3 - è svincolato da quello della sede sociale, anche in mancanza di espressa previsione statutaria». In particolare, secondo i medesimi Autori, «[a] tale conclusione si può pervenire facendo riferimento all'espressione «[i]n ogni caso» che introduce l'ultimo comma dell'art. 2479-bis"». In argomento, si vedano anche A. Ferrucci-C. Ferrentino, Società di capitali, società cooperative e mutue assicuratrici, Tomo I, Milano, 2012, p. 1006, nt. 1051 (secondo i quali «[g]iova precisare che la locuzione «mancanza delle formalità previste per la convocazione» si riferisce . ai casi di convocazione irrituale (rectius: non a norma di legge o di statuto) . in un luogo diverso da quello stabilito nello statuto per la convocazione»); F. Tassinari, Sub artt. 2368-2369, in Commentario romano al nuovo diritto delle società , diretto da F. d'Alessandro, Volume II, Tomo 1, Padova, 2010, p. 439; e C.A. Busi, Assemblea e decisioni dei soci nelle società per azioni e nelle società a responsabilità limitata, in Trattato di diritto dell'economia, diretto da E. Picozza e E. Gabrielli, Padova, 2008, p. 397-399; nonché Id., Il luogo di convocazione dell'assemblea, in Studi e Materiali, 2/2013, pp. 502-504.

Dal punto di vista teleologico, si argomenta in giurisprudenza sulla base della tutela dell'interesse dei soci che, in ogni caso, viene assicurata dalla disciplina dell'assemblea totalitaria. Sul punto, si veda Trib. Bologna, ord., 2 giugno 1992, in Vita not., 1992, p. 1071, con nota di F. Gradassi, Sulla modificabilità una tantum dello statuto di s.p.a. e sulla prova dell'esistenza di fondi da imputare a capitale sociale (in cui si afferma che «[i] soci di una società per azioni possono in assemblea totalitaria validamente deliberare in deroga allo statuto della società (nella specie è stata giudicata valida ed omologata una deliberazione di assemblea straordinaria tenuta all'estero nonostante la clausola statutaria che imponeva lo svolgimento dell'assemblea nel territorio dello Stato italiano)». In particolare, nel provvedimento giudiziale si afferma che «rilevato che la norma statutaria che prevede che l'assemblea non possa essere tenuta in territorio estero è dettata a tutela dei soci e degli altri organi societari; che nel caso di specie l'assemblea è totalitaria, con l'intervento di tutti i soci, dell'amministratore unico e del collegio sindacale e che pertanto non può ritenersi illegittima; . non ricorrono motivi per revocare d'ufficio la decretata omologazione»).

Al riguardo, si veda anche Trib. Genova, decr., 11 luglio 1987, in Riv. not., 1988, pp. 452-453 (in cui, pur con riferimento a un caso di assemblea convocata, si afferma che «le regole relative al funzionamento dell'assemblea devono essere valutate rispetto alla tutela che danno all'interesse dei soci: la legge stabilisce una serie di modalità affinché si realizzi lo scopo di porre tutti i soci in condizioni di partecipare alla riunione e di essere informati sugli argomenti che in essa si tratteranno. In questa cornice, la violazione delle predette regole assume rilevanza giuridica soltanto se produce la lesione dell'interesse dei soci, mentre, nel caso in cui nessuna lesione ne derivi, essa assume i caratteri di una semplice irregolarità, che può eventualmente farsi valere come causa di responsabilità del soggetto che l'ha commessa. La convocazione dei soci in un luogo diverso dalla sede sociale, purché compreso in un territorio il cui accesso non provochi per i soci maggiori costi o difficoltà di quelli che sarebbero stati necessari per accedere alla sede sociale, non comporta, pertanto, alcun vizio della deliberazione»). [Nota bibliografica a cura di Alberto Piantelli]