Modificazioni statutarie e "trasformazione" di s.r.l. semplificata e s.r.l. a capitale ridotto (art. 2463-bis c.c. e art. 44 d.l. 83/2012) [5 marzo 2013]

L'assemblea dei soci di s.r.l. semplificate e di s.r.l. a capitale ridotto può legittimamente deliberare, mantenendo la propria "forma" giuridica originaria, tutte le modificazioni dell'atto costitutivo che siano compatibili con l'insieme delle regole e dei limiti che caratterizzano l'uno o l'altro sotto-tipo. Siffatte modificazioni sono assoggettate alla medesima disciplina delle modificazioni dell'atto costitutivo delle s.r.l. "ordinarie".

Si reputa altresì ammissibile l'adozione di modificazioni statutarie che comportino il passaggio da un sotto-tipo all'altro (da s.r.l. semplificata a s.r.l. a capitale ridotto e vice versa) o il passaggio da uno di tali sotto-tipi alla forma giuridica della s.r.l. "ordinaria" ovvero ancora il passaggio inverso, da s.r.l. "ordinaria" a uno di tali sotto-tipi. A tal fine è necessario che: (i) l'atto costitutivo (o lo statuto, ove sussistente) risultante da siffatte modificazioni sia conforme alla disciplina del modello di destinazione ; (ii) siano rispettati i requisiti soggettivi dei soci, richiesti dalla legge in sede di costituzione del modello di destinazione.

Il passaggio da s.r.l. semplificata o da s.r.l. a capitale ridotto alla forma di s.r.l. ordinaria richiede necessariamente il contestuale aumento del capitale sociale sino a un ammontare di almeno euro 10.000 - a titolo gratuito o a pagamento - con modalità analoghe a quanto avviene in caso di trasformazione di una s.r.l. (con capitale inferiore a euro 120.000) in s.p.a., senza che a tal fine risulti necessario accertare il valore del patrimonio sociale mediante una relazione di stima. 

Nel caso inverso di passaggio da s.r.l. "ordinaria" a uno dei due sotto-tipi, è d'altro canto necessario ridurre il capitale sociale a un importo inferiore a euro 10.000. Ne consegue che il passaggio al sotto-tipo prescelto può essere deliberato: (a) con efficacia immediata (salva l'iscrizione nel registro delle imprese) in caso di riduzione del capitale sociale per perdite, anche ai sensi dell'art. 2482-ter c.c.; (b) con efficacia subordinata al decorso del termine di novanta giorni di cui all'art. 2482, comma 2, c.c. (e alle altre condizioni ivi previste), qualora alla riduzione del capitale sociale risulti applicabile la disciplina dettata dal citato art. 2482 c.c.

MOTIVAZIONE

La massima affronta due diversi temi: da un lato, la questione della possibilità e delle modalità con cui possano essere deliberate le modificazioni dell'atto costitutivo di una società appartenente ai sotto-tipi delle s.r.l. semplificate e delle s.r.l. a capitale ridotto; dall'altro, la questione del "cambiamento del sotto-tipo", nelle diverse direzioni astrattamente ipotizzabili.

1. - In merito al primo punto, non dovrebbero esservi dubbi tanto sulla possibilità che entrambi i sotto-tipi di s.r.l. semplificata e s.r.l. a capitale ridotto possano assumere modificazioni dell'atto costitutivo mantenendo la loro "forma" originaria, quanto sul fatto che tali modificazioni siano soggette alle medesime regole dettate per tutte le modificazioni dell'atto costitutivo di una s.r.l. "ordinaria".

Sotto il primo profilo, la premessa concettuale consiste nella individuazione di un insieme di regole legali applicabili a ciascun sottotipo anche dopo la sua costituzione, cui la società continua quindi ad essere assoggettata anche qualora dovesse modificare alcuni elementi del proprio atto costitutivo, purché mantenga le caratteristiche del sotto-tipo inizialmente prescelto. Siffatto presupposto sussiste per entrambi i sotto-tipi. (i) La s.r.l. semplificata, da un lato, continua ad essere assoggettata alle regole del capitale minimo di un euro, del capitale "massimo" di euro 9.999,99, del divieto di far assumere la carica di amministratore a persone diverse dai soci, del divieto di trasferire le partecipazioni a soggetti diversi da persone fisiche di età superiore a 35 anni, e dell'obbligo di specificazione dell'attributo "semplificata" nella denominazione sociale. (ii) La s.r.l. a capitale ridotto, d'altro canto, è assoggettata anche dopo la sua costituzione ad alcune di tali regole, con particolare riferimento al capitale minimo di un euro, al capitale "massimo" di euro 9.999,99, al divieto di far assumere la carica di amministratore a soggetti diversi da persone fisiche, al divieto di trasferire le partecipazioni a soggetti diversi da persone fisiche, e all'obbligo di specificazione della locuzione "a capitale ridotto" nella denominazione sociale.

Ciò detto, sono astrattamente configurabili in entrambi i sotto-tipi tutte le modificazioni statutarie (rectius, tutte le modificazioni di elementi durevoli e non contingenti dell'atto costitutivo) che non facciano venir meno i requisiti previsti dalla legge per ciascuno di essi. Così, in via meramente esemplificativa, le modificazioni possono avere ad oggetto la denominazione sociale, l'oggetto sociale, il capitale sociale (sia in aumento che in riduzione, nel rispetto degli anzidetti limiti), il numero minimo e massimo degli amministratori, il modello di amministrazione, la durata, nonché ogni altra regola circa il funzionamento della società e i diritti dei soci.

 Siffatte modificazioni, che non comportano quindi l'abbandono del rispettivo sotto-tipo, sono senza dubbio assoggettate alle regole previste per la s.r.l. "ordinaria", in virtù del rinvio previsto per i due nuovi sotto-tipi alle disposizioni contenute nel libro V, titolo V, capo VII del codice civile, non potendosi ravvisare alcuna incompatibilità con le regole specifiche previste per i due nuovi sotto-tipi, né alcuna deroga espressamente prevista dal legislatore. Esse devono pertanto essere deliberate dall'assemblea dei soci, secondo il metodo assembleare, in forma di atto pubblico (art. 2480, comma 1, c.c.), e sono soggette a controllo di legittimità e a pubblicità legale a norma dell'art. 2436 c.c.

2. - Per quanto riguarda la questione relativa al "cambiamento del sotto-tipo", conviene preliminarmente esaminare il profilo della qualificazione della vicenda. Si concorda infatti con l'interpretazione dominante, secondo la quale le s.r.l. semplificate e le s.r.l. a capitale ridotto non costituiscono autonomi tipi di società, bensì mere "varianti tipologiche" o "sotto-tipi" del tipo s.r.l., individuato e disciplinato dagli artt. 2462 ss. c.c. Di conseguenza, il passaggio da un sotto-tipo all'altro non dà luogo a una trasformazione in senso proprio, quale disciplinata dagli artt. 2498 ss. c.c.. Esso consiste invero in una "normale" modificazione statutaria, tramite la quale vengono assunte le caratteristiche distintive del diverso sotto-tipo o del tipo della s.r.l. "ordinaria". Da questo punto di vista, la definizione di tali figure in termini di "sotto-tipi" o "varianti tipologiche" o altra analoga terminologia, assume un valore essenzialmente descrittivo: ciò che rileva è la presenza di un insieme di regole diverse rispetto alla disciplina generale, la cui applicabilità deriva dalla presenza di alcuni diversi elementi dell'atto costitutivo, essenzialmente riconducibili alla scelta di fissare un capitale sociale di ammontare pari o superiore a 1 euro e inferiore a 10.000 euro. Siffatto elemento, sinché sussiste, funge altresì da limite di legittimità delle modificazioni statutarie apportate dai soci (così, ad esempio, permanendo il capitale sociale inferiore a 10.000 euro, non è conforme alla legge l'introduzione nell'atto costitutivo di una s.r.l. a capitale ridotto di una clausola che preveda il trasferimento delle partecipazioni a soggetti diversi dalle persone fisiche oppure l'eliminazione della locuzione "a capitale ridotto" dalla denominazione sociale).

Con ciò si spiega quanto affermato nella massima in ordine al passaggio "evolutivo" da s.r.l. semplificata o s.r.l. a capitale ridotto a s.r.l. ordinaria, nonché a quello "regressivo" da s.r.l. ordinaria a s.r.l. semplificata o s.r.l. a capitale ridotto.

Nel primo caso, è necessario che il capitale risulti contestualmente aumentato a un importo almeno pari a euro 10.000. A tal fine, si precisa che l'aumento (oltre che a poter aver luogo a titolo gratuito, nel qual caso non si pongono particolari problemi, fermo restando che non occorrerà alcuna relazione di stima per verificare che il valore del patrimonio sia almeno pari all'ammontare del capitale sociale post aumento) deve avvenire con modalità analoghe a quanto avviene in caso di aumento del capitale a servizio della trasformazione in s.p.a. di una s.r.l. avente un capitale inferiore a euro 120.000. Escluso ogni riferimento all'applicabilità delle norme sulla trasformazione - per i motivi anzidetti - si intende cioè precisare che l'aumento a pagamento deve essere sottoscritto (contestualmente all'adozione delle modificazioni statutarie compatibili solo con il tipo s.r.l. ordinaria) almeno sino all'ammontare di euro 10.000 e deve essere liberato nella misura resa necessaria dal tipo di conferimento prescelto. Il che val quanto dire che, in caso di conferimenti in denaro, è necessario e sufficiente che l'aumento sia sottoscritto almeno sino all'importo di 10.000 euro e sia versato per i venticinque centesimi dell'ammontare sottoscritto (a meno che, ovviamente, si tratti di società con unico socio).

Nel secondo caso, il capitale sociale deve essere contestualmente ridotto a meno di euro 10.000. Questa riduzione può essere sicuramente adottata sia nel caso di perdite inferiori al terzo del capitale sociale, sia nei casi previsti dall'art. 2482-bis c.c., qualora il capitale esistente si riduca a meno di euro 10.000; e lo stesso dicasi per i casi in cui la società versi nella situazione prevista dall'art. 2482-ter c.c. Non si ravvisano ragioni per escludere che siffatta riduzione - con contestuale adozione della disciplina delle s.r.l. a capitale ridotto - non possa costituire un adeguato rimedio alla presenza di perdite che abbiano ridotto il patrimonio netto di una s.r.l. ordinaria ad un valore inferiore a euro 10.000. Come si è rilevato poco sopra, infatti, la disciplina delle s.r.l. a capitale ridotto non rappresenta una mera facilitazione alla costituzione di una s.r.l. con inferiori requisiti di capitalizzazione, bensì una "variante tipologica" che (subordinatamente al rispetto di taluni requisiti e all'adozione di regole parzialmente diverse rispetto a quelle ordinarie) consente di determinare il capitale in un ammontare variabile tra 1 e 9.999,99 euro. Ne consegue che, anche quando tali condizioni sussistano durante la vita della società e non al momento della sua nascita, si realizzano tutti i presupposti per l'adozione della variante tipologica che il legislatore ha messo a disposizione dell'autonomia negoziale.

La medesima deliberazione di passaggio "regressivo" e contestuale riduzione del capitale sociale, infine, potrà essere assunta anche qualora la società non abbia perdite tali da portare il capitale a meno di euro 10.000, rendendosi quindi necessario procedere ad una riduzione di capitale ai sensi dell'art. 2482 c.c. In tal evenienza, tuttavia, non sembra possibile che la delibera di cambiamento del sotto-tipo venga adottata con effetto immediato, dovendosi attendere il decorso del termine di novanta giorni di cui all'art. 2482, comma 2, c.c., nonché il verificarsi delle altre condizioni previste da questa disposizione. Una conferma di questa impostazione può essere ricavata dalle "Prassi del registro delle imprese" elaborate dall'Osservatorio sulla riforma del diritto societario, composto dai Conservatori dei registri delle imprese della Lombardia e dai notai designati dal Comitato regionale notarile lombardo costituito con la finalità di adottare principi e soluzioni uniformi in materia di iscrizione degli atti nel registro delle imprese. La massima n. 6 di queste prassi dispone infatti che, in relazione alle delibere assunte ai sensi dell'art. 2482, soltanto "decorsi 90 giorni dall'iscrizione nel registro delle imprese della deliberazione di riduzione del capitale sociale, un amministratore o il notaio procedono alla presentazione della comunicazione relativa al prodursi dell'effetto della deliberazione stessa".

Occorre peraltro precisare che, a ben vedere, il passaggio a s.r.l. semplificata va esclusivamente inteso come adozione della variante della s.r.l. a capitale ridotto con applicazione delle ulteriori limitazioni tipiche della s.r.l. semplificata (circolazione della quota per atto tra vivi a persone fisiche di età inferiore a 35 anni e riserva dell'amministrazione della società in capo ai soci). Resta peraltro fermo che a tale società non è stata concessa - né può essere concessa in sede di modificazione dell'atto costitutivo - l'agevolazione sui costi che la legge prevede unicamente in sede di costituzione ex novo di una s.r.l. semplificata. In ossequio al principio di autonomia negoziale, comunque, non sembra che possa negarsi la possibilità che la società si assoggetti alle medesime regole che caratterizzano la variante tipologica della s.r.l. semplificata anche dopo la sua costituzione, pur senza poter beneficiare delle agevolazioni applicabili solo in fase genetica.

Nota bibliografica

L'indagine sulla s.r.l. semplificata e sulla s.r.l. a capitale ridotto non può prescindere dal loro inquadramento sistematico nell'ambito dei tipi di società presenti nel nostro ordinamento e, in particolare, per quanto riguarda il posizionamento di queste nuove società rispetto al tipo s.r.l. Nello specifico, gli Autori che hanno esaminato la questione paiono sostanzialmente concordi nel ritenere che la s.r.l. semplificata e quella a capitale ridotto costituiscano dei sotto-tipi della s.r.l. e non delle nuove figure e del tutto autonome rispetto alla s.r.l. "ordinaria". Tale conclusione, ovviamente, ha ripercussioni significative in diversi sotto diversi profili i quali cui ha assunto una certa rilevanza in questa fase di prima interpretazione del dato normativo il tema del passaggio da s.r.l. semplificata a o capitale ridotto a una s.r.l. "ordinaria" e viceversa.

1. - Secondo l'orientamento prevalente, l'inquadramento della s.r.l. semplificata e di quella a capitale ridotto quali sotto-tipi della s.r.l. impedisce di qualificare il passaggio tra le tre varianti del tipo s.r.l. come una «trasformazione» in senso tecnico. Per questa soluzione propende, il Comitato triveneto dei notai, Orientamento R.A.4, settembre 2012, secondo il quale «qualora il mutamento del modello s.r.l. semplificata avvenga con l'adozione di quello di s.r.l. a capitale ridotto o di s.r.l. ordinaria non si ponga in essere una "trasformazione" in senso tecnico, in quanto la s.r.l. semplificata e la s.r.l. a capitale ridotto costituiscono dei sotto tipi della s.r.l. ordinaria, e non dei tipi autonomi, essendo le stesse soggette, per quanto non espressamente derogato, alla disciplina legale di quest'ultima. A quanto sopra consegue che il mutamento del modello di s.r.l. semplificata in quello di s.r.l. a capitale ridotto o di s.r.l. ordinaria avviene senza che trovino applicazione le regole di cui agli artt. 2498 e ss. c.c., mentre in tutti gli altri casi di mutamento del tipo troverà sempre applicazione la disciplina legale sulle trasformazioni»; in modo simile, A. Busani - C.A. Busi, La s.r.l. semplificata (s.r.l.s.), cit., p. 1307, sostengono che «l'evoluzione di una s.r.l.s. in una s.r.l.c.r. o in una s.r.l.o. non dovrebbe risultare qualificabile in termini di "cambiamento (...) del tipo di società" (art. 2473, comma 1, c.c.) e così non dovrebbe legittimare il socio assente o non consenziente all'esercizio del recesso dalla società «trasformata»»; propende per la stessa soluzione anche F. Magliulo, cit., p. 1420, il quale, in relazione alla s.r.l. semplificata e a quella a capitale ridotto, afferma che «[a] prima vista sembrerebbe deporre nel senso che non si tratti di autonomi tipi sociali la circostanza che l'art 2463-bis c.c., ultimo comma, in materia di SRLS (...) dispone che "Salvo quanto previsto dal presente articolo, si applicano alla società a responsabilità limitata semplificata le disposizioni del presente capo in quanto compatibili"», precisando, a p. 1421-1422, che «[n]el caso delle SRLS e delle SRLCR le caratteristiche dettate dalla legge per siffatti fenomeni societari non sembrano alterare in modo significativo lo schema strutturale della srl ordinaria, limitandosi il legislatore a prescrivere determinati requisiti soggettivi dei soci e degli amministratori o determinati requisiti dei conferimenti, a fronte di talune semplificazioni»; così argomentando, lo stesso Autore, in relazione alla trasformazione di s.r.l. semplificata o a capitale ridotto in s.r.l. ordinaria, a p. 1426, sostiene che, «trattandosi di operazione che non comporta l'assunzione di una forma ascrivibile ad un diverso tipo societario, non si è in presenza di una trasformazione in senso tecnico» e, pertanto, conclude che «non saranno applicabili all'operazione in esame le norme proprie della trasformazione»; in modo simile anche M. Rescigno, cit., p. 68-69, al quale sembra che «- al di là della pericolosità della indicata fascinazione e della scarsa significatività in concreto della nozione ds sottotipo - il legislatore non abbia inteso creare nuovi tipi sociali», anche perché la riduzione della soglia minima del capitale sociale ad «una cifra simbolica - o la sua sostanziale vanificazione - non sembra poter rappresentate una deviazione tipologica dalla s.r.l, e la nascita di un nuovo tipo di società», ciò porta l'Autore a conclude quindi che «[s]e questa ricostruzione è corretta i « passaggi » fra le varie forme di s.r.l. non possono essere ricostruite in termini di trasformazione di tipo sociale né richiedere una delibera di trasformazione»; escludono che la s.r.l. semplificata e quella a capitale ridotto possano essere considerate tipi distinti di società anche A. Ruotolo - D. Boggiali, Trasformazione di s.n.c. in s.r.l. a capitale ridotto, in CNN Notizie, 10 aprile 2013, dal momento che «entrambe mutuano pressoché integralmente, salve appunto le regole espressamente contenute rispettivamente nell'art. 44 e nell'art. 2463-bis, la propria disciplina dalle regole di default della S.r.l.», conseguenza di questo inquadramento sarebbe quindi che «la fuoriuscita dalle due varianti per approdare al modello ordinario non dovrebbe esser intesa quale trasformazione, bensì come mera modificazione dell'atto costitutivo»; anche per Assonime, cit., p. 30 «il passaggio al regime ordinario non può essere qualificato in termini di trasformazione in senso proprio»; in modo simile anche C.A. Busi, Srl semplificata, riserva dei notai, cit; F.G. Nardone - A. Ruotolo, Questioni applicative, cit.; G. Petrelli, Società a responsabilità limitata semplificata, 26 giugno 2012, disponibile sul sito www.gaetanopetrelli.it; Id., Società a responsabilità limitata a capitale ridotto, 26 giugno 2012 disponibile sul sito www.gaetanopetrelli.it. Particolarmente interessante è poi la tesi avanzata da G. Ferri jr, cit., il quale, in relazione alla s.r.l. semplificata e a quella a capitale ridotto, ritiene, da un lato, che «dalla legge non sembrano in realtà potersi ricavare elementi sufficienti a qualificare le figure in esame come altrettanti tipi di società», e dall'altro che non sia neppure possibile ravvisare in queste società «sotto-tipi o varianti tipologiche della società a responsabilità limitata», giungendo alla conclusione per cui in questi casi si sarebbe in presenza di «altrettante discipline eccezionali e derogatorie, rispetto, si noti, non già all'intero sistema di regole in cui articola la disciplina della società a responsabilità limitata, ma esclusivamente a quella specifica disposizione, dettata dall'art. 2463, 2° comma, n. 4, cod. civ., che fissa nella misura di diecimila euro il limite minimo del capitale nominale: come pure, ma limitatamente alla società a responsabilità limitata semplificata, alle regole, estranee alla disciplina societaria, che richiedono il pagamento dei diritti di bollo e di segreteria e la corresponsione dell'onorario al notaio».

Si veda anche P. Revigliono, La società a responsabilità , cit., il quale, pur sostenendo a p. 640, che «[p]iù in generale si può osservare come la tendenziale applicabilità delle norme dettate in relazione alla s.r.l. "ordinaria", seppure filtrata dalla valutazione di compatibilità, sembrerebbe deporre - in conformità a quanto emerge dalla stessa denominazione utilizzata dal legislatore (società a responsabilità limitata semplificata) - nel senso della riconducibilità della società in oggetto nell'ambito del tipo "società a responsabilità limitata" e di quello di una sua configurazione quale "sottotipo", esattamente al pari di quanto, come si è accennato, si afferma in relazione alla Unternehmegesellschaft», afferma invece, a p. 645-646, che «si potrebbe porre l'interrogativo se tale passaggio costituisca una vera e propria trasformazione o se possa essere considerato come un mero adattamento dell'assetto statutario al fine di renderlo conforme alle regole proprie del tipo s.r.l. analogamente a quanto viene stabilito, in particolare, nell'ordinamento spagnolo con riferimento alla sociedad Nueva Empresa», giungendo alla conclusione che «[l]'interrogativo deve, a mio avviso essere risolto nel primo senso». In modo simile si vedano anche R. Guidotti - E. Pederzini, cit., p. 664, per i quali «in ragione delle plurime differenze, sul versante della struttura organizzativa, amministrativa e patrimoniale, deve ritenersi tuttavia che per entrambe [s.r.l.s. e s.r.l.c.r.] il passaggio al tipo "primario" debba avvenire mediante vera e propria delibera di trasformazione», specificando inoltre che la delibera assembleare con cui viene adottato il nuovo sotto-tipo «dovrà avvenire mediante redazione di atto pubblico e dovrà essere predisposta la relazione di stima di cui all'art. 2500 ter c.c. al fine di accertare che il valore del patrimonio netto della società equivalga almeno all'ammontare del capitale nominale minimo (10.000 euro)», precisando, infine, che «[r]imane dubbia, per converso, la qualificazione del passaggio da società a capitale ridotto a società semplificata e viceversa».

Ancor più articolata è, invece, la posizione di M. Cian, cit., p. 1107, il quale, pur aderendo all'impostazione maggioritaria secondo cui «[i]l passaggio dall'una all'altra delle tre varianti interne al tipo-generale s.r.l. non costituisce una trasformazione in senso tecnico della società», sostiene che «[q]uesto non significa (...) che il mutamento di veste sia libero in ogni direzione» ed in particolare, reputa che «[l]a conversione da s.r.l. comune a s.r.l.c.r. non appare (...) compatibile con la disciplina del capitale, (...) almeno non con la riduzione per perdite al di sotto del minimo legale, stante l'effetto risolutivo che essa produce, in assenza delle operazioni di cui all'art. 2482-ter». Per inciso, è utile segnalare che Assonime, cit., p. 30, non pare condividere una simile interpretazione del disposto dell'art. 2482-ter c.c. ed afferma, invece, che «[s]i potrebbe (...) ipotizzare che gli amministratori possano convocare l'assemblea, oltre che per deliberare una riduzione del capitale e il contemporaneo aumento al minimo legale, ai sensi dell'art. 2482 ter c.c., anche, in alternativa, per dichiarare il passaggio ad una delle figure di società a responsabilità limitata a capitale ridotto». Sempre M. Cian, cit., p. 1108, valorizzando il «rispetto dell'autonomia privata (...) e la logica compresenza di società con capitali diversi», appare invece più possibilista per quanto riguarda il passaggio da s.r.l. "ordinaria" a s.r.l. a capitale ridotto in caso di riduzione effettiva del capitale sociale. Lo stesso Autore (M. Cian, cit., p. 1108), infine, esclude il passaggio da s.r.l. "ordinaria" a s.r.l. semplificata, dal momento che quest'ultima sarebbe «marcatamente caratterizzata come forma di start up» e quindi «irrecuperabile per iniziative già in essere»; inoltre, per la medesima ragione, anche il passaggio da s.r.l. a capitale ridotto a s.r.l. semplificata sarebbe precluso, ma non l'operazione inversa (da s.r.l. semplificata a s.r.l. a capitale ridotto, la quale richiederebbe «il solo mutamento della denominazione (...) attesa la piena compatibilità con (...) la società a capitale ridotto delle prescrizioni e del format statutario» previsti per la s.r.l. semplificata. In modo simile anche M. Rescigno, cit., p. 69-71, ritiene che sia possibile per la s.r.l. semplificata e per quella a capitale ridotto «« uscire » dal modello prescelto deliberando un aumento del capitale portandolo, con apposita delibera in misura pari o superiore a 10.000 euro, restando così assoggettate alla disciplina ordinaria della s.r.l. e in tal modo recuperare piena libertà per quanto riguarda le caratteristiche dei soci e degli amministratori e in genere per quanto riguarda l'organizzazione della società» senza che queste operazioni implichino un diritto di recesso dei soci, mentre esclude «la possibilità di « passare » da una s.r.l. a una s.r.l.c.r. o s.r.l.s.», in tal modo, infatti, «si consentirebbe l'accesso al « beneficio » del capitale ridotto in una fattispecie diversa da quella della costituzione ex novo della società - e così dell'avvio di una nuova impresa»; per questo Autore detta soluzione dovrebbe applicarsi «sia all'ipotesi della trasformazione c.d. regressiva (per chi ritenga che si tratti di un mutamento di tipo), sia all'ipotesi di adottare tramite modifica un capitale ridotto; e dovrebbe anche rendere inammissibile - come già si diceva - la liceità di una delibera ex art. 2482 bis o ter che si limiti a prendere atto di una perdita che abbia intaccato il capitale sociale minimo e che, tramite trasformazione o meno, riduca il capitale al di sotto di tale soglia modificando la denominazione sociale in s.r.l.c.r. o s.r.l.s, ovvero azzeri il capitale, copra le perdite e deliberi un aumento di capitale inferire a 10.000 euro».

Cauto è anche F. Tassinari, cit., p. 4, per il quale «[i]n primo luogo, il passaggio tra SRL, SRLS e SRLCR non configura in alcun caso una trasformazione in senso tecnico ex artt. 2498 ss. c.c., limitandosi a determinare una modificazione dell'atto costitutivo, secondo le norme generali proprie, nella SRL, di quest'ultimo istituto (artt. 2480 ss. c.c.): gli artt. 2498 ss. c.c., a loro volta, al pari di ogni eventuale prescrizione dell'atto costitutivo riferita alla trasformazione della società, non saranno applicabili relativamente a ciascuno di tali passaggi né in via diretta, né in via analogica». L'Autore, infatti, a p. 27, precisa che «[p]oiché (...) i vantaggi di SRLS e SRLCR sono limitati alla fase costitutiva, non ha alcun senso ipotizzare un "passaggio" da SRL a SRLS o SRLCR successivo alla costituzione della SRL medesima» e che «[p]arimenti inammissibile deve ritenersi un "passaggio" da SRLS a SRLCR o viceversa, per la medesima ragione della natura "one bullet" limitatamente all'atto costitutivo della disciplina speciale concernente i due ultimi sottotipi, oltre che, laddove il sottotipo a quo sia la SRLS, per l'inapplicabilità del modello standard», mentre «[p]erfettamente ammissibile, e, anzi, oggetto di un chiaro favor legis, deve invece ritenersi il "passaggio" da SRLS o SRLCR a SRL, previa adozione di uno statuto conforme alle norme di cui all'art. 2463 c.c., ivi incluso il capitale legale minimo di euro 10.000,00», tale operazione, infine, «non comporterà applicazione, come si è già visto, delle norme di cui agli artt. 2498 ss. c.c. in tema di trasformazioni omogenee, dal momento che nessuna delle vicende in oggetto comporta modificazione del tipo sociale di riferimento».

Più possibilista è, invece, G. Ferri jr, cit., il quale, pur esprimendo dubbi in merito all'utilità per un ente di assumere la forma di s.r.l. semplificata, dal momento che non sarebbe possibile conseguire l'unico ulteriore beneficio ricavabile per questa società rispetto alla s.r.l. a capitale ridotto, vale a dire la riduzione delle spese di costituzione, ritiene che «[n]ulla, al contrario, sembra ostacolare la possibilità di avvalersi (...) della disciplina della società a responsabilità limitata a capitale ridotto anche successivamente alla costituzione della società, all'esito, a seconda dei casi, di una modificazione dell'atto costituivo di una preesistente società a responsabilità limitata (ordinaria, ma anche, come si dirà, semplificata), ovvero di una trasformazione di una società di altro tipo, tanto di persone (...), quanto per azioni, al fine, in particolare, di scongiurare le conseguenze che la legge ricollega all'emersione di perdite che, oltre a superare il terzo del capitale, lo abbiano ridotto al di sotto del rispettivo minimo legale: sempre che, deve precisarsi, il patrimonio netto raggiunga la misura di un euro, che in vero rappresenta pur sempre il minimo di capitale, per quanto assai esiguo, richiesto per la società a responsabilità limitata a capitale ridotto»; per conclusioni simili si vedano anche A. Ruotolo - D. Boggiali, cit., per i quali «[m]entre per la società semplificata la funzione di start up di una "nuova impresa" pare facilmente desumibile anche da una serie di indici normativi, compresa la riduzione dei costi, che ben si spiega con riguardo all'avvio dell'impresa, sì che la variante s.r.l.s. non sembra effettivamente poter fungere da modello di approdo; ben diverso è il discorso per la s.r.l. a capitale ridotto, nella quale le vere differenze rispetto alla s.r.l. ordinaria attengono esclusivamente all'ammontare del capitale ed al regime dei conferimenti e dei versamenti, poiché per il resto vi è la medesima libertà di definire le regole organizzative negli spazi concessi dal legislatore».

Ritiene invece ammissibile un passaggio da s.r.l. semplificata a s.r.l. a capitale ridotto F. Magliulo, cit., p. 1431-1433, nonché, più in generale, il passaggio ai sotto-tipi s.r.l. semplificata o s.r.l. a capitale ridotto, dal momento che (Id., p. 1442) «solo le agevolazioni fiscali e notarili (non applicabili al caso di specie per quanto detto sopra) [sono] ascrivibili all'intento di agevolare la fase di start-up». A questo riguardo, lo stesso Autore (Id., p. 1440) sottolinea che «l'assunzione della forma di SRLS o SRLCR può essere deliberata solo ove la società risultante dall'operazione rispetti tutti gli altri requisiti prescritti per tali forme sociali» e che qualora si renda necessaria una delibera di riduzione del capitale sociale ai sensi dell'art. 2482 c.c. a meno di euro 10.000 (Id., p. 1437) «la delibera di "trasformazione" dovrebbe essere sospensivamente condizionata alla mancata opposizione dei creditori sociali alla riduzione reale del capitale sociale».

2. - Le medesime considerazioni sviluppate dalla dottrina italiana si ritrovano anche nell'esperienza di altri paesi dell'Unione Europea. In Germania, come segnalato da G.D. Von Der Laage, cit., p. 408, «[p]er poter utilizzare la Unternehmergesellschaft come accesso facilitato alla GmbH «normale», il § 5a, Abs. 5, GmbHG prevede la possibilità per la UG di commutarsi, in qualsiasi momento, in una GmbH "normale"(...). Si noti, tuttavia, che questa operazione non configura una trasformazione (Formwechsel) secondo l'accezione data dal Codice delle operazioni straordinarie (Umwandlungsgesetz), in quanto la UG (...) non costituisce un altro tipo rispetto alla GmbH; questo mutamento, infatti, altro non è che un mero aumento formale del capitale sociale ad una cifra pari o superiore ai 25.000 euro [il capitale sociale minimo per una GmbH]». Anche in Spagna, all'epoca dell'introduzione della SLNE, R.R. De Elias-Ostua, cit., p. 23, ha sostenuto che: «[l]a Ley (...) crea un subtipo de la sociedad de responsabilidad limitada, a la que define como una especialidad. No se ha pretendido dotarla de un regime totalmente autónomo. La Sociedad Limitada Nueva Empresa no deja de ser una sociedad de responsabilidad limitada, lo demuestra el hecho de que la continuidad de sus operaciones como una SRL, que pudiéramos denominar de regimen normal, no constituye transformación». [Nota bibliografica a cura di Aurora Crucil - Corrado Malberti]