Ambito di applicazione dell'obbligo di integrale versamento dei conferimenti in denaro e del divieto di conferimenti diversi dal denaro, nella s.r.l. semplificata e nella s.r.l. a capitale ridotto (art. 2463-bis c.c. e art. 44 d.l. 83/2012) [5 marzo 2013]

L'obbligo di integrale versamento dei conferimenti in denaro e il divieto di conferimenti diversi dal denaro si applicano in tutti i casi di costituzione sia di s.r.l. semplificate che di s.r.l. a capitale ridotto.

Tale obbligo e tale divieto, tuttavia, non si applicano ai conferimenti da eseguire in sede di aumento di capitale di s.r.l. semplificate o s.r.l. a capitale ridotto, nemmeno nelle ipotesi in cui il capitale non venga aumentato a un importo pari o superiore a euro 10.000 e la società mantenga la forma di s.r.l. semplificata o s.r.l.  a capitale ridotto.

Le operazioni di aumento di capitale in tali sotto-tipi di s.r.l., pertanto, sono interamente disciplinate dalle norme dettate per la s.r.l. "ordinaria".

MOTIVAZIONE

La disciplina dei conferimenti da effettuare in sede di costituzione di s.r.l. semplificate prevede che il "conferimento deve farsi in denaro versato all'organo amministrativo" e il capitale deve essere interamente versato (art. 2463-bis, comma 2, c.c.). Le due deroghe rispetto alla disciplina generale dei conferimenti applicabile alla s.r.l. - divieto di conferimenti diversi dal denaro e obbligo di integrale versamento al momento della sottoscrizione - sono espressamente dettate solo per le s.r.l. semplificate e solo per i conferimenti in sede di costituzione.

Quanto al primo aspetto, si deve senz'altro ritenere che le medesime deroghe trovino applicazione in sede di costituzione di ogni s.r.l. a capitale ridotto. Il rinvio contenuto nell'art. 44, comma 2, d.l. 83/2012, nei confronti dell'art. 2463-bis, comma 2, c.c., non è invero ineccepibile: la norma stabilisce infatti che "l'atto costitutivo (.) deve indicare gli elementi di cui al secondo comma dell'articolo 2463-bis del codice civile", senza estendere espressamente l'intera disciplina ivi contenuta. Tuttavia, al di là del tenore letterale tecnicamente discutibile, sembra chiara la volontà di rendere applicabili tutte le disposizioni contenute nel citato secondo comma, e non già solo quelle che enumerano gli "elementi da indicare" nell'atto costitutivo.

In ordine al secondo aspetto, si pone il dubbio se le regole dettate per i conferimenti in sede di costituzione - ossia il divieto di conferimenti diversi dal denaro e l'obbligo di integrale versamento al momento della sottoscrizione - debbano intendersi applicabili anche alle operazioni di aumento di capitale a pagamento. Ciò vale, è appena il caso di precisarlo, sia per gli aumenti di capitale che non comportano il passaggio alla forma di s.r.l. "ordinaria" (allorché cioè l'ammontare del capitale post aumento continui ad essere inferiore a euro 10.000), sia per le ipotesi in cui l'aumento coincida con il passaggio dal sotto-tipo di s.r.l. semplificata o di s.r.l. a capitale ridotto a quello della s.r.l. ordinaria (quando il capitale post aumento raggiunga o superi la soglia dei 10.000 euro), ipotesi quest'ultima che costituisce oggetto di esame nella massima n. 132.

Tra le diverse soluzioni prospettabili, quella adottata nella presente massima, limitando il campo di applicazione dei limiti in oggetto ai soli conferimenti che vengono effettuati in sede di costituzione della società, è anzitutto più rispettosa del tenore letterale dell'art. 2463-bis, comma 2, c.c., disposizione relativa al solo atto costitutivo. Se nulla, quindi, è previsto dal legislatore in relazione alla disciplina dell'aumento di capitale sia per le s.r.l. semplificate, sia per le altre s.r.l. a capitale ridotto, si dovrà fare riferimento, rispettivamente, al disposto dell'art. 2463, ult. comma, c.c., e a quello dell'art. 44, comma 2, d.l. 83/2012, i quali rinviano alle norme del libro V, titolo V, capo VII del codice civile.

Anche dal punto di vista delle funzioni e delle finalità perseguite dalla norma, l'interpretazione sopra esposta sembra adeguatamente motivata. In sede di aumento di capitale, infatti, vengono meno le esigenze di speditezza, di semplificazione e di immediata disponibilità di un capitale iniziale "liquido", che caratterizzano l'atto costitutivo delle s.r.l. semplificate e di quelle a capitale ridotto, e che giustificano quindi la limitazione dell'autonomia negoziale imposta ai soci fondatori. Tali esigenze, a dire il vero, sono maggiormente evidenti in caso di costituzione di s.r.l. semplificata, nella quale la presenza del modello standard di atto costitutivo si accompagna alla necessità di ridurre al minimo il controllo di legalità del notaio, anche in considerazione della gratuità della sua prestazione. Tuttavia, proprio a ragione del fatto che è la norma dettata in tema di s.r.l. semplificata a prevedere i limiti sui conferimenti, è essenzialmente sulle ragioni di essa che occorre basarsi per coglierne il significato e l'ampiezza dell'ambito di applicazione.

Un terzo ordine di ragioni, di carattere sistematico, contribuisce ad argomentare la soluzione qui accolta. La norma in questione costituisce a ben vedere una eccezione rispetto alla disciplina generale dei conferimenti applicabile alla s.r.l., eccezione che muove oltretutto nel senso della limitazione dell'autonomia negoziale, che a sua volta rappresenta uno dei principi informatori della riforma in tema di s.r.l. Di fronte a una siffatta norma, pertanto, mal si giustificherebbe una sua interpretazione estensiva, volta a renderla applicabile anche al di fuori dei casi cui essa espressamente si riferisce.

Né d'altronde pare che possa ravvisarsi un ostacolo all'interpretazione sostenuta nella massima - in relazione alla possibilità di effettuare conferimenti in natura in sede di aumento del capitale sociale - il fatto che l'art. art. 2464, comma 3, c.c., dispone che "se nell'atto costitutivo non è stabilito diversamente, il conferimento deve farsi in denaro". Si potrebbe cioè essere indotti a ritenere che, poiché l'atto costitutivo non può contenere una simile disposizione, dovendo essere conforme al modello standard tipizzato, sia del tutto preclusa la possibilità di una successiva deliberazione di aumento del capitale da liberare mediante conferimenti in natura. L'obiezione, tuttavia, non coglierebbe nel segno. Il significato della norma ora richiamata, infatti, non può essere banalizzato nel senso di imporre una formalistica presenza di una clausola statutaria che, in via generale e preventiva, facoltizzi l'assemblea (straordinaria, nella s.p.a., ove identica disposizione risiede nell'art. 2342, comma 1, c.c.) a deliberare un aumento di capitale con conferimenti in natura. La stessa assemblea, infatti, potrebbe contestualmente provvedere ad introdurre la clausola in questione e quindi ad aumentare il capitale con un conferimento in natura, vanificando la portata della norma. La disposizione poc'anzi richiamata, significa invero che senza un'apposita volontà dei soci in sede di stipulazione dell'atto costitutivo o di una sua successiva modifica è esclusa la possibilità che l'obbligo di eseguire il conferimento derivante dalla sottoscrizione del capitale sia assolto mediante il trasferimento di beni o diritti diversi dal denaro, ponendo quindi un divieto in tal senso anche agli amministratori, i quali, nella fase di esecuzione del conferimento, non possono accettare una prestazione diversa da quella dovuta (denaro), a titolo di datio in solutum.

Per tutti i motivi sopra esposti, si deve in conclusione ritenere che in occasione di qualsiasi aumento di capitale trova applicazione l'intera disciplina dettata in tema di conferimenti in s.r.l., che solo eccezionalmente soffre una limitazione in sede di costituzione della società. Da un lato, pertanto, non è necessario che i conferimenti siano effettuati unicamente in denaro e, dall'altro, non è neppure necessario che i conferimenti in denaro siano interamente versati al momento della sottoscrizione del capitale.

Nota bibliografica

La s.r.l. semplificata e la s.r.l. a capitale ridotto sono accumunate dal fatto di avere un capitale sociale almeno pari ad un euro, ma comunque inferiore a 10.000 euro, che deve essere interamente versato in denaro all'atto della costituzione, senza che siano ammessi conferimenti in natura. Per entrambi i sotto-tipi non sono però previste regole ad hoc in materia di operazioni sul capitale sociale che possano intervenire nel corso della vita della società.

Più in dettaglio, in relazione all'aumento di capitale si distingue tra l'ipotesi in cui, nonostante l'aumento, il capitale sociale rimanga al di sotto della soglia minima prevista per la s.r.l. (10.000 euro) e quella in cui tale soglia venga superata e la s.r.l. semplificata o la s.r.l. a capitale ridotto diventi una s.r.l. ordinaria. Con riguardo al primo scenario, secondo Assonime, cit., p. 21, «il divieto di conferimenti in natura è una regola immanente alle nuove figure societarie e ne dovrebbe derivare che tale divieto valga anche in sede di aumento di capitale. Se però (...) la ratio dell'obbligo di conferimenti in natura va rinvenuta nelle esigenze di semplificazione della fattispecie costitutiva della società, in un momento successivo alla costituzione queste esigenze potrebbero essere venute meno e conseguentemente anche il divieto di conferimenti in natura». Sempre secondo Assonime, cit., p. 21, l'obbligo di liberazione del conferimento in denaro senz'altro non è applicabile quando «l'aumento porti il capitale ad eguagliare o superare la soglia dei 10.000 euro». Sullo stesso punto, M. Cian, cit., p. 1109, riferendosi al corrispondente modello della s.r.l. semplificata in Germania, ovvero la UG, ricorda che in effetti «[q]ualche dubbio si è (...) profilato, in Germania, nell'ipotesi di aumento a pagamento, a proposito dell'obbligo di liberazione integrale e immediata delle quote, nonché dell'inammissibilità stessa di una loro liberazione mediante conferimenti in natura, stanti le previsioni colà contenute nel § 5a, Abs. 2, GmbHG, e corrispondenti a quanto disposto senza riserve anche dal nostro art. 2463-bis, comma 2, n. 3, c.c. (valevole anche per la s.r.l.c.r., giusta il richiamo di cui all'art. 44, comma 2, d.l. 83/2012): sull'iniziale orientamento secondo cui, posto che la società è, nel momento in cui l'operazione viene posta in essere, ancora una UG, ad essa dovrebbe ritenersi tuttora applicabile, da un canto, l'obbligo di versamento integrale del denaro conferito e, dall'altro, il divieto di apporti in natura, sembra andare prevalendo la soluzione opposta, che ha dalla sua il merito di evitare disparità di trattamento tra le s.r.l. (GmbH) ordinarie di nuova costituzione (per le quali i limiti evidentemente non operano) e quelle derivate da una variante minore preesistente». Dà atto del dibattito in corso tra gli Autori tedeschi anche G.D. Von Der Laage, La "Unternehmergesellschaft (haftungsbeschrankt)": il nuovo modello di GmhH (s.r.l.) nella recente riforma tedesca, in Riv. soc., 2011, p. 410-411, la quale segnala che «la regola del conferimento intero in sede di costituzione della UG [c.d. «Volleinzahlungsgebot»] si pone come eccezione rispetto al § 7, Abs. 2, GmbHG, secondo cui l'obbligo di versamento si limita alla metà del capitale sociale (c.d. Halbeinzahlungsgebot). La prima domanda che si pone è se questo «Volleinzahlungsgebot» concerna unicamente la costituzione della società, oppure anche gli aumenti formali del capitale sociale».

Per concludere rivolgendo di nuovo l'attenzione al panorama italiano, anche A. Baudino, cit., p. 23 sostiene che «non è precluso che conferimenti in natura possano essere effettuati in un secondo tempo, successivamente alla costituzione», mentre in senso contrario sono orientati A. Busani - C.A. Busi, cit., p. 1310, secondo i quali «[i]n sede di costituzione della società (ma - si ritiene, seppure in mancanza di una espressa previsione di legge in tal senso - anche in sede di aumento del capitale sociale), il capitale deve essere per intero sottoscritto e versato in denaro contante». [Nota bibliografica a cura di Aurora Crucil - Corrado Malberti]