Ripartizione non proporzionale del corrispettivo di vendita o di riscatto di partecipazioni sociali (artt. 2348 e 2468 c.c.) [5 marzo 2013]

Si reputano legittime le clausole statutarie che prevedono per il caso di vendita congiunta di partecipazioni da parte di più soci, specie in conseguenza dell'operare di una clausola di covendita o di riscatto, la ripartizione non proporzionale del corrispettivo previsto.

L'individuazione dei soci soggetti alla previsione statutaria ha luogo, nelle s.p.a., per il tramite di categorie speciali di azioni, nelle s.r.l. per il tramite di diritti particolari ai sensi dell'art. 2468, comma 3, c.c., o comunque in entrambi i casi mediante la predeterminazione in statuto di altri criteri oggettivi.

MOTIVAZIONE

Nel contesto di iniziative imprenditoriali che vedono la partecipazione di una pluralità di soggetti in qualità di fornitori di capitale di rischio, le parti avvertono talora l'esigenza di disciplinare alcuni profili della fase conclusiva dei rispettivi investimenti. Tipici e ormai ben noti esempi di tali profili sono rappresentati dalle pattuizioni mediante le quali le parti concordano una fuoriuscita simultanea dall'investimento societario prevedendo il diritto di un socio, tipicamente di minoranza, a partecipare alla dismissione dell'investimento decisa da parte di un altro socio, tipicamente di maggioranza, oppure il diritto di quest'ultimo a forzare anche l'altrui disinvestimento. E' altrettanto noto come sia sempre più avvertita l'esigenza di attribuire a tali assetti negoziali dignità e forza statutaria, specie al fine di poter beneficiare della protezione reale che l'inclusione nello statuto consente: di qui la diffusione, a proposito degli esempi appena richiamati, delle clausole che prevedono il diritto o l'obbligo di covendita, già esaminate nella Massima n. 88.

Tra i vari assetti negoziali che la prassi di tali transazioni conosce, vi è anche la previsione di una ripartizione non proporzionale tra i soci del corrispettivo pattuito con un soggetto terzo per la vendita congiunta di una pluralità di (o di tutte le) partecipazioni sociali. L'ipotesi è quella appunto della vendita congiunta delle partecipazioni detenute da diversi soci, vendita che generalmente è imposta o pretesa proprio per il tramite di clausole di covendita, o per il tramite di altre clausole come quelle che prevedono il diritto di riscatto di un socio nei confronti delle altrui partecipazioni. Nella prospettiva della dismissione congiunta dell'investimento partecipativo, le parti possono dunque prevedere che il corrispettivo che il terzo complessivamente riconosce sia ripartito in modo non proporzionale rispetto alle partecipazioni da ciascun socio effettivamente possedute e dunque effettivamente vendute. Le ragioni di un tale possibile assetto possono essere varie: dalla volontà di assicurare ex ante ad un socio investitore un ritorno minimo dell'investimento effettuato, alla disponibilità viceversa di riconoscere ad un socio industriale un "premio" per il suo apporto alla buona riuscita dell'iniziativa, e così via.

Anche per le pattuizioni testè descritte i soggetti interessati possono ritenere preferibile beneficiare della protezione statutaria. Ed in effetti, la clausola statutaria che preveda per il caso di vendita congiunta di partecipazioni sociali una ripartizione non proporzionale del corrispettivo complessivamente offerto dall'acquirente partecipa della medesima natura propria delle altre clausole volte a disciplinare per via statutaria vicende circolatore delle azioni o delle quote. La disciplina codicistica espressamente autorizza gli statuti a disciplinare alcuni profili di tali vicende, come è il caso della prelazione, del gradimento, del divieto assoluto (ancorchè temporaneo) di vendita, e così via. La prassi e la giurisprudenza conoscono altri possibili profili, come è il caso dei più volte citati diritti ed obblighi di covendita. La clausole di ripartizione non proporzionale del corrispettivo di vendita vogliono dunque disciplinare ulteriori profili della vicenda circolatoria delle partecipazioni sociali, e come tali devono ritenersi di legittima introduzione statutaria.

La diversificazione dei reciproci diritti dei soci che deriva dalla clausola di ripartizione non proporzionale del corrispettivo di vendita deve naturalmente avvenire per il tramite dei consueti strumenti concessi, rispettivamente, dalla disciplina delle società per azioni e da quella delle società a responsabilità limitata. Pertanto, tipicamente l'individuazione dei soci soggetti alla previsione statutaria avrà luogo, nelle s.p.a., per il tramite di categorie speciali di azioni, e nelle s.r.l. per il tramite di diritti particolari ai sensi dell'art. 2468, comma 3, c.c.. Tale individuazione, peraltro, potrà anche avvenire, come deve ritenersi generalmente ammissibile, per il tramite della predeterminazione in statuto di altri criteri idonei ad identificare i soggetti coinvolti nella applicazione della disciplina in modo oggettivo e "spersonalizzato".

Rimane altrettanto pacifico che anche le clausole come quelle qui ritenute legittime devono intendersi sottoposte, nelle loro possibili concrete configurazioni, ai requisiti di legittimità che l'ordinamento societario a vario titolo contempla, come ad esempio, ove nel caso concreto dovessero assumere rilevanza, il divieto del patto leonino o la necessità di una equa valorizzazione della partecipazione del socio obbligato a dismettere la propria partecipazione.